III Gala Danza nel Vento

YiS Team: Alessandra Vigliotta


sabato, Agosto 12th, 2023


III Gala Danza nel Vento

Il 30 Luglio 2023 Santa Teresa ha ospitato per il terzo anno l’evento di danza più atteso: Il Gala di Danza nel Vento, che arrivato alla sua terza edizione si è mostrato ancora più emozionante e pieno di energia delle precedenti. Uno spettacolo mozzafiato, in una location da sogno nel nord della Sardegna, con artisti provenienti da tutto il mondo che ci hanno regalato uno spettacolo unico. Anche quest’anno Yachting in Sardinia ha avuto l’onore di essere main sponsor di questo evento, organizzato dalla prima scuola di danza a Santa Teresa, capitanata da Rossella Cardo, che dal 1985, anno della sua fondazione, ha sempre avuto come scopo quello di avvicinare gli artisti al mondo della danza internazionale.

Visita il sito www.danzanelvento.net per scoprire tutte le foto dell’evento!

 
 
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Albergo Nautico, soluzione perfetta per il turismo del futuro

YiS Team: Annalisa Bucci


Martedì, Dicembre 6th, 2022


Albergo Nautico, soluzione perfetta per il turismo del futuro

L’idea di utilizzare le imbarcazioni per un nuovo tipo di ricettività sul mare guarda ad una fascia ampia di turisti che amano la natura e cercano esperienze coinvolgenti

Organizzato da Assonautica Nord Sardegna e Camera di Commercio di Sassari, il Primo Convegno Nautico Mediterraneo ha – lo scorso 7 ottobre a Olbia – fatto il punto sul tema “Albergo Nautico- Il turismo nautico del futuro, sostenibilità e innovazione”. Un evento nato per permettere agli operatori della nautica di confrontarsi, analizzando la situazione attuale ma soprattutto tracciando rotte di sviluppo futuro sul tema dell’albergo nautico. Proprio la Sardegna infatti è stata la prima regione in Italia ad avere regolamentato questo nuovissimo tipo di ricettività: la definizione di albergo nautico allora è basata innanzitutto sulla presenza di una rete di almeno 7 unità da diporto per non meno di 50 posti letto “in cabina”, collegate ad una struttura centrale che non è più semplicemente portuale ma nella quale i turisti possono alloggiare e trovare tutti quei servizi tipici di un’ospitalità alberghiera, dal concierge alla ristorazione. Un’idea che supera la semplice attività di noleggio per guardare a quella fascia di turismo che, in Sardegna ma non solo, chiede di essere accolto. Le barche poi possono anche navigare, facendo crociere fino a tre miglia nelle ore diurne.

VERI HOTEL SUL MARE

“Quando si parla di turismo nautico- spiega Giovanni Conoci, presidente di Assonautica Nord Sardegna- ci sono alcuni preconcetti. Si pensa sia un mercato riservato a pochi diportisti esperti, invece è un turismo destinato a tutti. Certo la barca deve essere in grado di ospitare il cliente, pur mantenendo la capacità di navigazione.

L’albergo nautico ha anche un altro grande vantaggio: può dare la possibilità di aumentare le capacità ricettive senza ampliare le costruzioni a terra, dove i servizi sono forniti dai marina turistici. Una cabina di una barca si può paragonare ad una camera di albergo, poiché la proposta prevede di assegnare la stessa classificazione degli hotel e un prezzo legato anche al periodo stagionale. Inquadrare cosi questa attività permette di passare da essere un semplice noleggiatore di imbarcazioni a un imprenditore che fa l’albergatore offrendo servizi e un’accoglienza molto migliore. Vincente per il territorio e per l’ospite finale. Certo le imprese devono essere all’avanguardia e anche le risorse umane adeguate : il turista oggi chiede a chi lo accoglie una competenza sempre più elevata, anche sul territorio”.

“Lavorare sull’albergo nautico – aggiunge Andrea Ratti, docente di design per la nautica al Dipartimento di Design del Politecnico di Milano – vuol dire lavorare per aumentare la recettività di una destinazione senza impattare sul territorio ma con un tipo nuovo di soluzioni abitative che possono essere appetibili da una clientela più allargata, clientela che va oltre quella dei diportisti verso una fascia più ampia di turisti per la quale la navigazione non è centrale ma che al tempo stesso ama un vero contatto con mare e natura. Ma vanno aumentati insieme i servizi e le infrastrutture e una rete di portualità leggera e diffusa che permetta a questo modello di funzionare. Ci vogliono strutture funzionali ma che siano coerenti col territorio e con un corretto impatto con la sostenibilità sia sociale che ambientale. Importanti infine sono le caratteristiche delle imbarcazioni che oggi sono progettate in primis per avere prestazioni nella navigazione, mentre nel caso dell’albergo nautico la priorità sarebbe l’ospitalità, avendo come utenti turisti che cercano un’esperienza di vita sull’acqua e non di navigazione esasperata”.

La Sardegna si apre all’albergo nautico diffuso (rainews.it)

Albergo nautico diffuso, nuova idea turistica per la Sardegna | Prima pagina, Regione | Cagliaripad

Olbia, turismo del futuro: ecco “Albergo Nautico”

Primo convegno nautico del Mediterraneo a Olbia – Sardegna Reporter

A Olbia il primo Convegno nautico del Mediterraneo – Pianeta Camere (di commercio) – ANSA.it

La Sardegna si apre all’albergo nautico diffuso – Unica Radio

Albergo nautico diffuso, un’opportunità per la Sardegna – Gentedimare2.0 (gentedimareonline.it)

Turismo Nautico – Mete: Cala Spalmatore

YiS Team: Alessandra Vigliotta


Martedì, Ottobre 4th, 2022


Turismo Nautico – Mete: Cala Spalmatore

IL GIOIELLO DELLA MADDALENA – Guida ai segreti e alle bellezze di uno degli ancoraggi più esclusivi del Parco de La Maddalena, con Armando Cardola, il “sindaco” di questo angolo di paradiso. Che ha le sue regole…

 
 
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Il mare a pelo d’acqua

YiS Team: Carolina Morelli


lunedì, Agosto 29th, 2022


Il mare a pelo d’acqua

Non solo vitalità biologica straordinaria, nei fondali della Sardegna vedrai la sua antica storia scritta dalle maree che durante le ere geologiche hanno lambito, scoperto e di nuovo sommerso la costa. Le rocce e i monoliti, i canyon e i grottini, un tempo modellati da pioggia e vento, ora sono sommersi e tappezzati da una stravagante texture di mare, dove i polpi e le seppie giocano a nascondino con i sub. Stessa sorte è toccata alle beach rock, i lastricati di spiagge fossili, si trovano anche a bassa profondità e sono fantastiche da sorvolare con la maschera. Anche loro sono state fuori e dentro il mare imprigionando, nel loro via vai, i segni della vita marina e terrestre. Ora appaiono come antiche strade romane dove si rincorrono i pesci mediterranei.

1. Un relitto aperto a tutti, nel cuore dell’oasi di Seu

Seducente come si conviene a un relitto, lui è un rimorchiatore affondato a fine XX secolo a cento metri dalla spiaggia. Si raggiunge a nuoto. Uno dopo l’altro vedrai i pezzi, i più profondi a tre metri, poi la poppa che affiora dall’acqua, qui staziona il marangone dal ciuffo, metà uccello, metà pesce. La visita non finisce sotto il livello del mare, sulle rocce ci sono caldaia, motore, timone ed elica, i resti della cabina sono ancora sulla spiaggia.

2. Sciola, arte a pelo d’acqua

Lo scultore delle pietre parlanti affida la sua ‘Madonna del naufragò al mare, toccando l’anima dei visitatori. I sub vanno a trovarla nel basso fondale di fronte al faro dell’isola dei Cavoli, è un tuffo che sa quasi di mistico. Prendi parte alla festa in suo onore nel terzo week end di luglio: processioni di barche, preghiere e canti, sirene a feste e corone di fiori in mare. Immergiti e scoprirai che il quasi se ne va.

3. Asilo ai rifugiati, of course

Ancora lei, c’è poco da fare quando si tratta di snorkeling, Villasimius la fa da padrone. Stavolta il motivo è una tribù di socievoli pesci tropicali arrivati qui chissà come, hanno “messo su casa” nella secca davanti alla spiaggia di Simius, si sono ambientati e non vanno più via, acqua calda e trasparente e tanti amici che arrivano in canoa, surf, paddle e kayak per nuotare e giocare tutti insieme.

4. Dall’Isola agli isolotti, con il palloncino

Da Capo Figari a Capo Coda Cavallo, anfratti che danno tana a molluschi e cetacei, pareti colorate dalle gorgonie, beach rock ricoperte di alghe e fiori multicolori dove brucano i grossi pesci, poi i pinnacoli affioranti e gli isolotti dove è irresistibile fare snorkeling. In Gallura non è il fratello minore del diving, qui maschera e pinne se la giocano ad armi pari con bombole e gav.

5. Ben detto, De Andrè!

“Foreste, campagne e coste immerse in un mare miracoloso dovrebbero coincidere con quello che io consiglierei al buon Dio di regalarci come Paradiso”, che non termina sulla terra. Per arrivarci servono maschere e pinne e due isolotti come Spargiotello e Mortoriotto. Un tuffo lungo le loro calate e un desiderio prende corpo, la prossima volta si scenderà oltre i cinque metri. Basta un corso di diving open water.

Sardegna Turismo

2° Gala Danza nel Vento

YiS Team: Carolina Morelli


giovedì, Luglio 28th, 2022


2° Gala Danza nel Vento

La Cultura del Mare e la Cultura della Danza si uniscono in uno spettacolo mozzafiato dedicato all’arte della danza con ospiti dai principali teatri nazionali ed internazionali.

Il 31 Luglio Santa Teresa Gallura, il nostro angolo di paradiso, ospiterà anche quest’anno la seconda edizione del Gala Danza Nel Vento (con il patrocinio del Comune di Santa Teresa di Gallura) che vedrà la partecipazione di un parterre d’eccezione:
Étoiles, primi ballerini e solisti provenienti dal Teatro alla Scala di Milano, dal Teatro San Carlo di Napoli, il Royal Ballet di Londra e Los Angeles che si esibiranno sul palco di Santa Teresa Gallura, spaziando dal tradizionale repertorio classico a pezzi moderni e contemporanei.

Danza nel Vento, nasce dalla passione e tenacia di un gruppo di ragazze di Santa Teresa, capitanate da Rossella Cardo, la “maestra di danza”.

L’Artballet ha negli anni favorito l’organizzazione di viaggi con finalità artistiche con l’obiettivo di avvicinare gli allievi al panorama teatrale internazionale.

Group Y main sponsor, anche quest’anno, sostiene quest’evento, appuntamento ormai ricorrente da non perdere nell’estate SARDA.

 
 
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Albergo vista mare ad impatto zero: il nuovo Turismo nautico ecosostenibile

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Giugno 24th, 2022


Albergo vista mare ad impatto zero: il nuovo Turismo nautico ecosostenibile

Come godere dello splendido mare della Sardegna. Con Yachting in Sardinia di Group Y ci sono i “rifugi del cuore”, ovvero imbarcazioni esclusive, dotate di tutti i confort. Il Ceo Della Torre: il turismo del futuro dovrà sempre più soddisfare le primordiali esigenze dell’individuo, oltre a saper promuovere una nuova consapevolezza nel green new deal”.

Fuori dalla città e lontano dal caos. E’ la vacanza che tutti, almeno una volta, hanno sognato o sognano di fare. Un’estate da incorniciare, per staccare dai ritmi frenetici della vita quotidiana, dallo stress. Spesso, però, i sogni diventano realtà. Godersi lo splendido mare della Sardegna, lontano da tutto e da tutti, ad esempio, non è più una chimera irraggiungibile. Con Yachting in Sardinia di Group Y ci sono i “rifugi del cuore”, ovvero imbarcazioni esclusive, dotate di tutti i confort possibili e immaginabili, nella più totale privacy, pronte a soddisfare la voglia di vivere a stretto contatto con il mare e con la natura.

“Il turismo del futuro dovrà sempre più soddisfare le primordiali esigenze dell’individuo, oltre a saper promuovere una nuova consapevolezza nel “green new deal” attraverso vacanze sempre meno contemplative e sempre più esperienziali, vissute a stretto contatto con la natura e lontano dai sovraffollamenti in un percorso lento di riscoperta di se stessi”. Ama ripeterlo l’ingegnere Francesco Della Torre, Ceo Group Y.

 “Yachting in Sardinia – afferma Della Torre –  ha da sempre avuto come mission lo sviluppo del turismo nautico sostenibile. Il turismo nautico del futuro lo abbiamo individuato nel “sea glamping”. I viaggiatori sono alla ricerca di viaggi in grado di liberare la mente dalle consuetudini, e riscoprire una vita primordiale dove il tempo è scandito dalla natura priva da condizionamenti esterni. Il “sea glamping” rappresenta in campo nautico una risposta alla richiesta di “self-discovering”.

“Impegnati a veleggiare su di una modernissima imbarcazione si può riscoprire passo dopo passo la giusta rotta da seguire”, spiega il Ceo Group Y.

“Il turismo lento è una particolare forma di viaggio che come regola di base ha quella di farci prendere il nostro tempo personale. Si è cominciato a nominarlo in epoche in cui non avremmo mai pensato di ritrovarci isolati come siamo stati nei due anni passati. Ma come si suole dire, “nulla accade per caso” e forse questo desiderio di esplorazione potrebbe davvero avvicinare nuovi utenti al “sea glamping”.  Il turismo cambierà e con esso le modalità, gli interessi e le aspettative. Questo ci consentirà di regalarci un viaggio diverso, basato sulla ricerca di uno scopo e che si pone come obiettivo primario l’esplorazione del territorio, delle relazioni umane e anche un po’ di noi stessi. Il tutto sulla base di una conoscenza reale dell’ambiente e appresa in forma intelligente e sostenibile, vivendo in modo estremamente profondo l’esperienza del viaggio e gustandosi, passo dopo passo, la lentezza del movimento. Creeremo connessioni intime con l’ambiente che ci circonda e di queste faremo tesoro giorno dopo giorno”.

“Oggi il turismo lento può essere vissuto – conclude Della Torre – in una esperienza di Turismo Nautico su di una modernissima imbarcazione a vela, immersi nella natura e cullati dal mare, tra tramonti dorati e panorami mozzafiato”.  

Group Y, lo ricordiamo, è una realtà che opera da oltre 20 anni nel settore del turismo nautico a 360 gradi. Il suo headquarter è localizzato ad Olbia ed attualmente coordina i diversi settori tra cui spiccano l’attività di Albergo Nautico con le sue 5 Basi Nautiche dislocate tra Sardegna e Campania; l’attività di concessionaria di imbarcazioni a Vela ed a Motore con i 2 Showroom in Sardegna; l’attività di cantieristica/refittings con la struttura del Cantiere di Olbia ed una prossima apertura in una seconda struttura.

Del gruppo fa parte anche una Pmi innovativa che, grazie al continuo processo di Ricerca, sta sviluppando diverse soluzioni innovative di futura applicazione nel settore dell’industria nautica: tra queste spicca l’EcoHYbrid Floating Apartment (EHYFA), un catamarano che combina il comfort di un appartamento con l’energia eolica/solare.

La PMI Innovativa creerà un prodotto comodo come un appartamento, facile da usare come un gommone, sostenibile come una barca a vela e che salva il territorio dalla cementificazione.

Unico perché, per la prima volta, viene progettato da coloro che lo utilizzano per finalità turistiche.

Il componente principale e distintivo di EHYFA sarà proprio la profonda conoscenza del settore che permetterà di adattare il prodotto all’evoluzione delle esigenze. Il nuovo mezzo integrerà tecnologie avanzate con un’innovativa tipologia di appartamento galleggiante, di facile e sicuro uso, estendendo così il mercato potenziale a tutti gli amanti del mare, non solo ai velisti esperti.

L’elemento migliorativo è proprio connesso con lo sviluppo di un prodotto specifico per un utilizzo specifico, a differenza dei prodotti generalisti che offre il mercato in questo momento. Attualmente infatti tutti i modelli sul mercato sono multi purpose e non rispondono né alle esigenze delle imprese né a quelle dei turisti. Le imprese devono, infatti, investire per adattare i modelli esistenti ed i turisti si devono “adattare” a soluzioni di compromesso; con EHYFA invece si potrà acquistare un prodotto specifico chiavi in mano.

La missiondi Group Y rispetta perfettamente la visione di EHYFA tramite lo sviluppo del turismo nautico sostenibile e con esso la diffusione della Cultura del Mare.

Per questo EHYFA farà parte del progetto BlueFEEL, coordinato da un team multidisciplinare, esperti di turismo blu e tecnologie verdi, che supporterà Yachting In Sardinia, capofila del progetto, in partnership con Ambiente spa, nella prototipazione del mezzo e nel lancio del servizio innovativo ad alto valore.

L’EcoHYbrid Floating Apartment (EHYFA) rappresenta oggi una grandissima sfida volta a sviluppare il turismo nautico del futuro come forma di turismo innovativo, ecosostenibile ed esperenziale in alternativa al tradizionale turismo legato al consumo del territorio ed alla cementificazione delle coste.

In tempi rapidissimi e senza impattare sull’ambiente si potranno così creare nuovi posti letto da destinare a turisti sensibili alla tematica ambientale.

Group Y ed i suoi partner sono pronti per la sfida che dovrà rivoluzionare il mercato della nautica partendo da una completa ridefinizione del prodotto avendo come focus principale la salvaguardia dell’ambiente per le generazioni future.

 
 
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Destinationi: Roccia dell’Orso

YiS Team: Carolina Morelli


Martedì, Giugno 21st, 2022


Destinationi: Roccia dell’Orso

Spesso in Sardegna le rocce sono modellate dal tempo sino ad assumere tratti di esseri viventi o forme della natura: nell’estremo nord, ce n’è una famosissima.

Secondo Victor Berard, scrittore studioso di Omero, Capo d’Orso è l’unico luogo del Mediterraneo identificabile con la ‘terra dei Lestrigoni’, giganti cannibali protagonisti del X libro dell’Odissea, che inflissero gravi perdite e costrinsero alla fuga disperata Ulisse. L’eroe sbarcò qui, nei pressi della fonte Artacia (‘dell’orso’), in cerca di cibo e acqua per l’equipaggio, che a sua volta divenne ‘banchetto’ della popolazione locale. Un alone di leggenda circonda il capo di fronte al parco dellarcipelago della Maddalena, che prende nome da una spettacolare scultura naturale rassomigliante in modo straordinario alla sagoma di un orso e sembra indicare con la testa il mare. È la Roccia dell’Orso, monumento naturale visitato da migliaia di escursionisti che svetta su un rialzo granitico, a oltre 120 metri di altezza, e ‘veglia’ sul vicino abitato di Palau, rinomata località turistica incastonata in un’insenatura della Gallura settentrionale, vicina alla Costa Smeralda. Dal paese dista poco più di cinque chilometri: la raggiungerai attraverso un sentiero panoramico di mezzo chilometro – dieci minuti di lieve pendenza -, che parte dal forte di capo d’Orso, una delle tante fortificazioni militari ottocentesche di Palau, tra cui le batterie di Monte Altura e di Talmone. In cima al promontorio dominerai l’intero parco dell’arcipelago, al quale è associata anche l’area attorno all’opera d’arte della natura, una delle formazioni rocciose più particolari d’Italia. La roccia granitica, ‘scolpita’ nel corso di milioni di anni dagli agenti atmosferici, si presenta levigata, quasi scavata in superficie, con un caratteristico colore giallo-rosato.

Il promontorium arcti (promontorio dell’orso) è noto da tempi immemori. Gli antichi marinai ci videro la sagoma di un orso: da allora ha mantenuto inalterato il nome. La prima attestazione storica è del geografo greco Tolomeo (II secolo d.C.), che oltre a darne le coordinate, racconta della paura che incuteva ai naviganti perché in grado di attirare le navi “come una grande calamita”. Non a caso, nel tratto di mare di fronte, sono stati rinvenuti relitti di navi onerarie di varie epoche, a conferma anche di un intenso traffico commerciale da queste parti. Da sempre la roccia ha rappresentato un riferiment, ben visibile dal mare e citato nei portolani, per i naviganti che si avventuravano a largo di coste galluresi e Bocche di Bonifacio.

Il territorio di Capo d’Orso è interessante anche dal punto di vista archeologico per alcune tombe in tafone e per un’industria litica del Neolitico. Il nuraghe Luchìa e le tombe di Giganti di Li Mizzani e di Sajacciu sono gli altri siti più celebri del territorio di Palau, la cui vita ruota intorno a turismo e porto, da cui partire in escursione nel parco. Da un’estremità all’altra della sua costa si alternano promontori granitici e tratti sabbiosi, come La Sciumara (foce in gallurese) e il suggestivo litorale dall’atmosfera nordica di Porto Faro. Vicino al porto ci sono L’Isolotto, caletta di fine sabbia bianca, e Palau Vecchio, spiaggia delimitata da una pineta, dove c’è la fermata del Trenino Verde che da qui parte verso la Gallura più profonda. Proseguendo verso ovest, di fronte all’isola di Santo Stefano, il villaggio di Porto Rafael svela il lato esclusivo e lussuoso della zona. La sua baia più celebre è Cala Inglese, detta ‘piscina di Porto Rafael’. Vicino spicca il tratto bianchissimo di Costa Serena. Poi ecco la bellezza indomabile di Punta Sardegna e le fattezze esotiche di Cala Trana, incastonata tra dune, rocce granitiche, ginepri e lentischi, e caratterizzata da sabbia tendente al rosa. In direzione Santa Teresa Gallura, si trova il paradiso dell’Isuledda o Isola dei Gabbiani. In realtà, è una penisola, unita alla terraferma da un istmo circondato dal mare turchese. Nel ‘cordone sabbioso’ si aprono a ventaglio, da una parte, la spiaggia dell’Arenaria, dall’altra Porto Pollo, spiaggia dalla tonalità abbaglianti, accarezzata sempre dal vento: è la località sarda simbolo per fun­boarderwind kite surfer. Di fronte al paradiso dei surfisti, si dispiega l’isolotto Cavalli e, in lontananza, le stupende isole maddalenine di Spargi e Budelli.

Sardegna Turismo
 
 
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In cammino alla scoperta di vicende millenarie

YiS Team: Annalisa Bucci


sabato, Giugno 11th, 2022


In cammino alla scoperta di vicende millenarie

Passi lenti, occhi curiosi e carichi di suggestioni, animo sereno e desideroso di emozioni, così si cammina tra i piccoli borghi e la natura incontaminata della Sardegna, immersi in un’atmosfera di purezza e relax, lontano da folla e concitazione. È il volto intimo e autentico di una terra mitica, dove potrai cogliere distintamente le tracce, materiali e non, lasciate dalle vicende storiche e da uomini di fede che, a distanza di secoli o di millenni, continuano a suscitare l’intensa devozione di camminatori, pellegrini e visitatori di quei luoghi. Alle testimonianze ataviche si intrecciano inevitabilmente leggende, riti tradizionali, saperi legati a natura, arte e cibo. Nel solco e sulle orme di santi e martiri, antichi e moderni, scoprirai realtà dove passato e presente convivono in un tempo che sembra essersi fermato e ti lascerai accogliere da comunità che considerano sacra l’ospitalità.

Memoria e devozione. Antichi sentieri, mulattiere e ferrovie dismesse del Cammino minerario di Santa Barbara, unico sardo inserito nell’Atlante dei Cammini italiani, ti accompagneranno tra scogliere a picco sul mare, dune di sabbia, boschi e rilievi un tempo ricchi di giacimenti, oggi parte del parco geominerario della Sardegna. A inizio maggio la Sardegna si ferma per rievocare le vicende del suo martire guerriero. Una solenne, maestosa, coloratissima processione si ripete identica da quasi quattro secoli, tra le più antiche e lunghe del mondo: può essere rivissuta tutto l’anno grazie al Cammino di Sant’Efisio, da Cagliari alla chiesetta di Nora, luogo del martirio, accanto alle rovine dell’antica città fenicio-punica e romana. Da Cagliari parte anche l’itinerario che ripercorre l’opera di evangelizzazione di San Giorgio vescovo di Suelli, vissuto tra XI e XII secolo, incrociando decine di piccoli e grandi centri, dal Campidano alla Trexenta e al Sarcidano fino a Ogliastra e Barbagia.

È il più articolato e lungo percorso religioso sardo, ispirato a Santiago di Compostela. Il Cammino di Santu Jacu si dirama lungo quattro direttrici che attraversano tutta l’Isola. La direttrice della Via dei Santuari, invece, unisce chiese campestri che risplendono di luci, colori e profumi durante le feste dedicate ai santi titolari, precedute da novene dei pellegrini che alloggiano nelle muristenes o cumbessias. Da San Salvatore di Sinis ai paesaggi granitici della Gallura, passando per Santa Cristina a Paulilatino, San Mauro a Sorgono, Nostra Signora di Gonare, la chiesa più ‘alta’ della Sardegna, e San Francesco di Lula. Dall’entroterra alla costa: mai pensato di fare a piedi il periplo dell’Isola? C’è il Cammino 100 torri. La sua ascendenza spirituale traspare dalla miriade di santuari campestri disseminati lungo il litorale, ma l’elemento caratterizzante è il sistema di fortificazioni difensive, eretto dalla Corona spagnola, per contrastare le incursioni piratesche.

Un’esperienza di scoperta e arricchimento culturale e spirituale in contesti naturali senza pari. I Luoghi francescani della Sardegna rappresentano un ‘ideale’ itinerario che coinvolge 15 centri isolani. La loro visita è un’immersione nelle indelebili tracce che l’Ordine francescano ha lasciato nel suo passaggio. Il ‘cluster’ mette assieme città come Alghero, Cagliari, IglesiasOristano e Sassari, borghi costieri come Bosa e Castelsardo, ‘borghi dello spirito’, come Gesturi, Laconi, Luogosanto, e altri centri dell’entroterra e costieri, che hanno vissuto appieno le vicende francescane: BottiddaFonniMoresPula e Sanluri. La tipica ospitalità dei frati cappuccini, minori e conventuali contribuisce a respirare sensazioni di pace interiore. Ad accompagnare questa dimensione introspettiva, ci sono il silenzio dei luoghi, l’accoglienza delle persone che li abitano e l’autenticità delle loro tradizioni.

I primi francescani arrivarono in Sardegna nel XIII secolo. Tra i primi approdi, Luogosanto, il cui nome è di per sé evocativo, precisamente in un eremo di pace e silenzio dentro una grotta dove, si dice, vissero i santi Nicola e Trano. Ben altri 21 santuari testimoniano la fervente religiosità della comunità di Luogosanto, a iniziare dalla basilica di Nostra Signora di Gallura, celebre per il privilegio della Porta santa. Il borgo gallurese è il più settentrionale di alcuni centri ‘vocati’, ‘eletti’ a destinazioni di pellegrinaggio della Sardegna. Ciascuna con sue peculiarità, ciascuna legata a personalità di spicco della Chiesa sarda, santi o beati, ognuna punto di partenza per itinerari di scoperta del territorio. Laconi, nel Sarcidano, è borgo ‘di fede’ immerso nei boschi e in vestigia preistoriche, dove nacque e visse Sant’Ignazio. Poco lontano, a Gesturi, in Marmilla, nacque il beato Nicola.

I loro luoghi natali sono musei e oasi spirituali, sul cui sfondo si stagliano paesaggi di straordinaria bellezza.

Ai piedi del Supramonte, i murales di Orgosolo raccontano storie di lotta ai soprusi. Ne è divenuta simbolo la giovanissima beata Antonia Mesina, che difese fino alla fine la sua castità. Dove perse la vita, oggi è luogo di preghiere e riflessioni. Un’altra donna, Maria Gabriella Sagheddu, con il suo esempio, ha contribuito al forte impatto spirituale di Dorgali. Lo percepirai nelle stradine del borgo e nel suo immenso territorio, ‘sospeso’ tra aspri rilievi e la costa incantevole del golfo di OroseiGaltellì, suggestivo borgo omaggiato da Grazia Deledda in ‘Canne al vento’, è meta di venerazione per los milagros del Santissimo Crocifisso risalenti al 1611, custodito in una delle sue tante chiese. È anche patria de sos gozzos, canti liturgici che accompagnano cammini e processioni, compresa quella che porta in cima al monte Tuttavista, dove è issata un’enorme statua del Cristo.

La Sardegna è terra di martiri, Efisio e non solo. I primi evangelizzatori hanno lasciato in eredità leggende, monumenti, tradizioni e da tempo immemore i luoghi a loro legati sono meta di pellegrinaggi. SantAntioco e Porto Torres, per esempio, sono accomunati dalla straordinaria devozione per due santi martiri. Antioco, patrono della Sardegna, ha dato nome a isola e cittadina sulcitana, a lui è dedicata una delle feste più antiche d’Europa. A Porto Torres sorge la più grande basilica romanica dell’Isola, intitolata a San Gavino. Il cammino devozionale tocca, tra le altre, la pittoresca chiesetta di Balai vicino, dove forse il martire fu sepolto.

Si chiude col senso di maestosità e di composta semplicità che pervadono San Pietro di Sorres nel borgo logudorese di Borutta. Alla bellezza della chiesa si somma la fraterna accoglienza dei monaci del monastero benedettino.

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Case delle fate, nel grembo dell’Isola

YiS Team: Annalisa Bucci


Martedì, Maggio 31st, 2022


Case delle fate, nel grembo dell’Isola

Un universo sotterraneo, mimetizzato nel paesaggio della campagne sarde. Oltre 3500 domus de Janas sono disseminate in tutta la Sardegna, espressione del culto funerario di popolazioni vissute cinquemila anni fa, e poi riutilizzate in epoche successive. Grazie soltanto a picconi di pietra queste genti scavavano e modellavano la dura roccia per realizzare sepolture ipogeiche dove deponevano i defunti e li ‘restituivano’ alla dea Madre, divinità testimoniata dal rinvenimento di centinaia di statuette votive.

Il nome di queste groticelle ‘artificiali’ deriva dall’antica credenza, diffusa dalle leggende popolari, che fossero le case di minuscole fate, le Janas, che alla luce della luna tessevano fili d’oro e vegliavano sui sonni dei bambini. Sacralità e ritualità spinsero gli uomini prenuragici a scavare la roccia e a decorare le ‘stanze’ che accoglievano i loro cari, che ‘dormivano’ nel ventre della madre Terra in attesa del viaggio rigeneratore nell’aldilà.

Le domus sono scavate in massi isolati o raggruppate in necropoli su costoni rocciosi. Sono di tanti tipi: a pozzetto, a forno, a camera, con dromos. Molte sono state realizzate a somiglianza delle case dei vivi, corredate di soffitti a doppio spiovente, focolari, colonne, zoccoli, bacili e false porte, simbolo del passaggio all’aldilà. Delle migliaia scoperte più di 200 conservano motivi decorativi scolpiti, incisi e dipinti, in gran parte simbolici, come teste di bovino, corna taurine e spirali. Tutte le domus de Janas, dalle più semplici alle più ricercate, emanano un incanto fatato.

1. Montessu, nel cuore del Sulcis

Guardando le pareti della necropoli che si distende ad anfiteatro, scorgerai piccoli e grandi ingressi di ben 35 domus de Janas, scavate con maestria a partire dal III millennio a.C.: alcune sono variamente decorate con spirali e forme concentriche. Cosa spingevano gli uomini di allora a curare in modo così dettagliato i vani in cui venivano accolti i defunti?

2. S’Incantu, a pochi chilometri da Alghero

È nota anche come ‘tomba dell’architettura dipinta’, un nome emblematico delle caratteristiche costruttive e ornamentali della più celebre delle quattro sepolture ipogeiche di monte Siseri, colle al confine tra Nurra e Logudoro turritano. È articolata in più vani, alcuni realizzati come le capanne del Neolitico, e decorata con tutti i motivi caratterizzanti dell’età prenuragica.

3. Sant’Andrea Priu, al centro-nord nel Logudoro

Tre domus della necropoli ti stupiranno per dimensioni e stato di conservazione. La ‘tomba del Capo’ ha un’estensione di 250 metri quadri e comprende 18 ambienti disposti a labirinto attorno a due vani principali. La necropoli fu riusata per lungo tempo. In età romana e poi bizantina la ‘tomba del Capo’ fu trasformata in chiesa rupestre, una delle prime nel tempo delle persecuzioni. Più volte intonacata e affrescata con scene del Nuovo Testamento, che noterai al suo interno, fu intitolata a sant’Andrea.

4. Sas Concas, nella Barbagia di Nuoro

Del complesso ipogeico, scavato nel Neolitico finale nel territorio di Oniferi, ti resterà impressa la tomba dell’Emiciclo: la sua struttura complessa è formata da anticella, ampia camera centrale e cinque celle secondarie. Tra le raffigurazioni simboliche, spiccano undici petroglifi antropomorfi capovolti, forse rappresentanti i defunti che tornano dentro alla madre Terra.

5. Anghelu Ruju, tra Alghero e Fertilia

Una vallata nell’entroterra di Alghero è ‘forata’ da 38 tombe scavate nell’arenaria tra IV e III millennio a.C. e distribuite in due gruppi, uno di sette nella parte più pianeggiante, l’altro di ben 31 su una piccola altura. Al loro interno sono stati ritrovati persino i picchi di pietra usati per scavarle. Le domus sono decorate coi ‘classici’ simboli legati al culto dei defunti dell’epoca, scolpiti in rilievo.

Sardegna Turismo
 
 
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A ciascun territorio il suo vino

YiS Team: Veronica Pileri


lunedì, Maggio 30th, 2022


A ciascun territorio il suo vino

Clima mite, sole, terreni calcarei, aria salmastra e vento di maestrale rendono i ‘nettari d’uva’ isolani amabili e profumati, forti e nobili: scoprili in itinerari del gusto nei luoghi di produzione.

Le goccioline di rugiada sui filari, le foglie mosse dal maestrale, il calore del sole sulla vigna, il granito che torchia gli acini, il sapere tramandato da generazioni, il gusto che prende forma mentre il tempo non trascorre invano nelle botti. È la Sardegna del vino, quella più autentica. Scoprendo i vitigni sardi, sia quelli autoctoni, straordinaria ricchezza ancestrale e identitaria, che quelli importati, armonizzatisi perfettamente nell’ambiente nel corso dei secoli, farai un viaggio alla scoperta del genius loci di una terra dalle tradizioni plurimillenarie. Guidato dai sensi, scoprirai i territori attraverso le loro produzioni vitivinicole d’eccellenza. Nettari che trasformano le degustazioni in esperienze coinvolgenti, immersive, che generano emozioni plurisensoriali e memorie che durano nel tempo. Nelle visite alle aziende vitivinicole entrerai in contatto con l’intera filiera produttiva, conoscerai da vicino identità e qualità dei vini, assaporerai genuinità e autenticità delle produzioni tipiche. Apprezzerai tutto ciò che ruota attorno, dalla passeggiata in vigneto agli eventi legati al vino, tra cui Cantine aperte in vari centri del sud Sardegna, Calici sotto le stelle a Jerzu, in Ogliastra, feste del vino novello, tra cui quella di Milis, nell’Oristanese.

Le associazioni Città del vino e Strade del vino suggeriscono itinerari tematici alla scoperta delle produzioni a marchio doc e docg. Gli itinerari coprono l’intera Isola, ciascun itinerario prende il nome del vino. Il cannonau è il vitigno più caratteristico della Sardegna, le cui produzioni sono attestate sin dal basso Medioevo. Le sue terre originarie e storiche sono Ogliastra e Barbagia. Attualmente è coltivato anche negli aspri rilievi della Trexenta e del Gerrei, nelle dolci colline della Marmilla e nelle distese ondulate del Parteolla, ossia rispettivamente nel medio e basso Campidano. Il percorso alla scoperta del rosso corposo passa dalle cantine di Dolianova e Serdiana, di Lunamatrona e Sanluri, poi si dirige nelle campagne del Sarrabus, a Castiadas e Muravera, risalendo verso le origini del cannonau, a CardeduJerzu e Ulassai in Ogliastra, ‘terra dei centenari’. Poi più a nord, nelle Barbagie di Ollolai e Nuoro: a DorgaliOrgosoloMamoiada e Oliena, patria del‘robusto’ Nepente, incensato già da D’Annunzio. Nella più occidentale delle Barbagie, ad Atzara e Sorgono, si coltiva il mandrolisai, che dà nome alla regione storica, territorio vitivinicolo per eccellenza. Un altro vitigno rinomato, un tempo ‘popolare’, è proprio di queste e altre zone: il bovale, detto nieddu mandroni (‘nero poltrone’) dai vecchi vignaioli in segno di dispregio, oggi è stella enologica di livello internazionale.

L’80 per cento dei terreni italiani coltivati a vermentino sono in Sardegna: è il vitigno isolano più rappresentativo insieme al cannonau. In gran parte i filari del famosissimo e qualificato vitigno si distendono nel nord, da Olbia ad Alghero, attraverso Gallura, Monte Acuto, Logudoro, Anglona, Romangia e Nurra. Le cantine storiche e più celebri del bianco doc e docg sono, oltre che nelle due città principali, anche ad Arzachena, Berchidda, Luogosanto, Monti, Santa Teresa Gallura, Sorso Sennori, Usini e Olmedo. Altre prelibate produzioni del nord Sardegna, specie del Sassarese e della Nurra, sono il cagnulari, il torbato e il moscato. La malvasia è un pregiato e squisito vino tipico di una ristretta area centro-occidentale. Lo potrai gustare in più versioni: da naturale secco o dolce ai più rari liquoroso secco o dolce. L’itinerario alla sua scoperta attraversa tutti i paesi del Montiferru e della Planargia, da Cuglieri a Scano Montiferro, da Flussio a Modolo, da Sennariolo a Suni, da Tinnura a Tresnuraghes sino a Bosa, uno dei borghi più belli d’Italia, le cui case colorate si inerpicano sul colle sormontato dal castello medioevale di Serravalle e si specchiano sul fiume Temo. Poco più a sud, scoprirai un’altra produzione ‘ristretta’: la vernaccia è un vitigno autoctono coltivato fin dall’età nuragica. Le cantine più significative che producono lo squisito vino sono a Oristano, Cabras, Solarussa, Milis e Baratili San Pietro. Nell’Oristanese da non dimenticare anche le cantine del centro agricolo per eccellenza: Arborea.

La Sardegna non è solo cannonau e vermentino, altri vitigni millenari danno vita oggi a produzioni di alto livello. Il vitigno monica è il rosso più diffuso nel sud Sardegna. La produzione maggiore è fra Cagliari, Iglesias e Oristano. La denominazione di origine controllata lo distingue in monica di Sardegna e di Cagliari, il cui itinerario parte dal capoluogo per snodarsi attraverso le campagne di tutto il Campidano. Anche il nuragus, vino bianco doc è molto diffuso: ha origine da una vite antica, forse autoctona e addomesticata o importata dai fenici. Il vitigno è coltivato soprattutto in Marmilla, Sarcidano, Parteolla, Trexenta e Gerrei. Potrai assaporare questi oltre a questi due vini anche quelli da dessert, nasco e moscato, nelle cantine di Dolianova, Serdiana, Soleminis, Ussana, Senorbì, Settimo San Pietro e Monserrato. Sulcis significa carignano. Un vitigno che, importato dal Piemonte in epoca sabauda, nei terreni calcarei e sabbiosi dell’angolo sud-occidentale dell’Isola ha trovato il suo habitat ideale e si è armonizzato alla perfezione con l’ambiente. È passato da vino di spalla a produzione di personalità e alta qualità, da vino storicamente ‘forte’a rosso da pasto con gradazione non eccessiva. Il percorso alla sua scoperta parte dell’Iglesiente e si dipana attraverso i rilievi sulcitani, sino alle coste. Nell’isola di sant’Antioco ci sono alcune delle cantine più rinomate. Le altre principali sono lungo la diramazione che porta a Giba, attraverso Narcao, Perdaxius e soprattutto Santadi.

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