A ciascun territorio il suo vino

YiS Team: Veronica Pileri


lunedì, Maggio 30th, 2022


A ciascun territorio il suo vino

Clima mite, sole, terreni calcarei, aria salmastra e vento di maestrale rendono i ‘nettari d’uva’ isolani amabili e profumati, forti e nobili: scoprili in itinerari del gusto nei luoghi di produzione.

Le goccioline di rugiada sui filari, le foglie mosse dal maestrale, il calore del sole sulla vigna, il granito che torchia gli acini, il sapere tramandato da generazioni, il gusto che prende forma mentre il tempo non trascorre invano nelle botti. È la Sardegna del vino, quella più autentica. Scoprendo i vitigni sardi, sia quelli autoctoni, straordinaria ricchezza ancestrale e identitaria, che quelli importati, armonizzatisi perfettamente nell’ambiente nel corso dei secoli, farai un viaggio alla scoperta del genius loci di una terra dalle tradizioni plurimillenarie. Guidato dai sensi, scoprirai i territori attraverso le loro produzioni vitivinicole d’eccellenza. Nettari che trasformano le degustazioni in esperienze coinvolgenti, immersive, che generano emozioni plurisensoriali e memorie che durano nel tempo. Nelle visite alle aziende vitivinicole entrerai in contatto con l’intera filiera produttiva, conoscerai da vicino identità e qualità dei vini, assaporerai genuinità e autenticità delle produzioni tipiche. Apprezzerai tutto ciò che ruota attorno, dalla passeggiata in vigneto agli eventi legati al vino, tra cui Cantine aperte in vari centri del sud Sardegna, Calici sotto le stelle a Jerzu, in Ogliastra, feste del vino novello, tra cui quella di Milis, nell’Oristanese.

Le associazioni Città del vino e Strade del vino suggeriscono itinerari tematici alla scoperta delle produzioni a marchio doc e docg. Gli itinerari coprono l’intera Isola, ciascun itinerario prende il nome del vino. Il cannonau è il vitigno più caratteristico della Sardegna, le cui produzioni sono attestate sin dal basso Medioevo. Le sue terre originarie e storiche sono Ogliastra e Barbagia. Attualmente è coltivato anche negli aspri rilievi della Trexenta e del Gerrei, nelle dolci colline della Marmilla e nelle distese ondulate del Parteolla, ossia rispettivamente nel medio e basso Campidano. Il percorso alla scoperta del rosso corposo passa dalle cantine di Dolianova e Serdiana, di Lunamatrona e Sanluri, poi si dirige nelle campagne del Sarrabus, a Castiadas e Muravera, risalendo verso le origini del cannonau, a CardeduJerzu e Ulassai in Ogliastra, ‘terra dei centenari’. Poi più a nord, nelle Barbagie di Ollolai e Nuoro: a DorgaliOrgosoloMamoiada e Oliena, patria del‘robusto’ Nepente, incensato già da D’Annunzio. Nella più occidentale delle Barbagie, ad Atzara e Sorgono, si coltiva il mandrolisai, che dà nome alla regione storica, territorio vitivinicolo per eccellenza. Un altro vitigno rinomato, un tempo ‘popolare’, è proprio di queste e altre zone: il bovale, detto nieddu mandroni (‘nero poltrone’) dai vecchi vignaioli in segno di dispregio, oggi è stella enologica di livello internazionale.

L’80 per cento dei terreni italiani coltivati a vermentino sono in Sardegna: è il vitigno isolano più rappresentativo insieme al cannonau. In gran parte i filari del famosissimo e qualificato vitigno si distendono nel nord, da Olbia ad Alghero, attraverso Gallura, Monte Acuto, Logudoro, Anglona, Romangia e Nurra. Le cantine storiche e più celebri del bianco doc e docg sono, oltre che nelle due città principali, anche ad Arzachena, Berchidda, Luogosanto, Monti, Santa Teresa Gallura, Sorso Sennori, Usini e Olmedo. Altre prelibate produzioni del nord Sardegna, specie del Sassarese e della Nurra, sono il cagnulari, il torbato e il moscato. La malvasia è un pregiato e squisito vino tipico di una ristretta area centro-occidentale. Lo potrai gustare in più versioni: da naturale secco o dolce ai più rari liquoroso secco o dolce. L’itinerario alla sua scoperta attraversa tutti i paesi del Montiferru e della Planargia, da Cuglieri a Scano Montiferro, da Flussio a Modolo, da Sennariolo a Suni, da Tinnura a Tresnuraghes sino a Bosa, uno dei borghi più belli d’Italia, le cui case colorate si inerpicano sul colle sormontato dal castello medioevale di Serravalle e si specchiano sul fiume Temo. Poco più a sud, scoprirai un’altra produzione ‘ristretta’: la vernaccia è un vitigno autoctono coltivato fin dall’età nuragica. Le cantine più significative che producono lo squisito vino sono a Oristano, Cabras, Solarussa, Milis e Baratili San Pietro. Nell’Oristanese da non dimenticare anche le cantine del centro agricolo per eccellenza: Arborea.

La Sardegna non è solo cannonau e vermentino, altri vitigni millenari danno vita oggi a produzioni di alto livello. Il vitigno monica è il rosso più diffuso nel sud Sardegna. La produzione maggiore è fra Cagliari, Iglesias e Oristano. La denominazione di origine controllata lo distingue in monica di Sardegna e di Cagliari, il cui itinerario parte dal capoluogo per snodarsi attraverso le campagne di tutto il Campidano. Anche il nuragus, vino bianco doc è molto diffuso: ha origine da una vite antica, forse autoctona e addomesticata o importata dai fenici. Il vitigno è coltivato soprattutto in Marmilla, Sarcidano, Parteolla, Trexenta e Gerrei. Potrai assaporare questi oltre a questi due vini anche quelli da dessert, nasco e moscato, nelle cantine di Dolianova, Serdiana, Soleminis, Ussana, Senorbì, Settimo San Pietro e Monserrato. Sulcis significa carignano. Un vitigno che, importato dal Piemonte in epoca sabauda, nei terreni calcarei e sabbiosi dell’angolo sud-occidentale dell’Isola ha trovato il suo habitat ideale e si è armonizzato alla perfezione con l’ambiente. È passato da vino di spalla a produzione di personalità e alta qualità, da vino storicamente ‘forte’a rosso da pasto con gradazione non eccessiva. Il percorso alla sua scoperta parte dell’Iglesiente e si dipana attraverso i rilievi sulcitani, sino alle coste. Nell’isola di sant’Antioco ci sono alcune delle cantine più rinomate. Le altre principali sono lungo la diramazione che porta a Giba, attraverso Narcao, Perdaxius e soprattutto Santadi.

Sardegna Turismo
 
 
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Santuario di Santa Vittoria

YiS Team: Roberta Cassitta


Martedì, Maggio 24th, 2022


Santuario di Santa Vittoria

Su un altopiano basaltico, al confine tra i territori di Sarcidano e Trexenta, nella parte centro-meridionale della Sardegna, c’è una delle aree archeologiche più importanti e ‘longeve’ dell’Isola, da santuario nuragico federale a chiesa bizantina.

Protetto da un dirupo a sud e da una muraglia rocciosa a nord, il santuario di santa Vittoria si estende per tre ettari, fra varie vestigia del passato, nella Giara di Serri. È un luogo suggestivo dove osserverai l’evoluzione della civiltà nuragica nell’età del Bronzo e sino agli esordi del Ferro, dal nuraghe a corridoio (1500 a.C.), passando per quello ‘classico’ (XIV-XII secolo a.C.), sino a quando l’area diventò (XI-IX secolo a.C.) simbolo di religiosità e crocevia culturale e commerciale di tutte le genti sarde e non solo: oggetti etruschi, fenici, ciprioti, ritrovati negli scavi, attestano scambi con popoli lontani.

Sono identificabili quattro gruppi di edifici. La prima è l’area sacra, costituita dal tempio a pozzo dedicato al culto delle acque: è l’edificio principale realizzato con blocchi basaltici accuratamente lavorati. Un atrio pavimentato, con bancone-sedile e altare, e una scala gradonata conducono al pozzo. Vicino c’è il tempio ‘ipetrale’ a due altari, cui si accedeva da una ‘via sacra’. Da qui un passaggio ti porterà sino alla ‘capanna del sacerdote’, mentre, a nord troverai quella ‘del capo’ con atrio, sedili e camera. Un altro nucleo architettonico è il ‘recinto delle feste’, area socio-commerciale, per feste, affari e soggiorno dei ‘forestieri’, dove riconoscerai porticati, vani con banchi e sedili, cucina collettiva, ‘recinto dei fonditori’ e il ‘mercato’, ossia nove vani con sedili e lastre per le merci.

Un terzo gruppo di edifici è costituito dalle capanne, tra cui quella ‘del doppio betilo’ – dal manufatto sacro ritrovato dentro – e dalle case ‘del focolare’ e ‘del guardiano’. Infine, troverai un quarto complesso, dove spiccano il ‘recinto dei supplizi’ e la ‘curia’ con circa 50 posti a sedere: qui, forse, si riunivano in assemblea federale i capi dei vari popoli nuragici del centro Sardegna. Dagli scavi sono venuti alla luce manufatti frutto della maestria artigiana nuragica: modellini di nuraghi-altari, protomi taurine, frammenti di armi, bracciali, anelli, asce, oggetti ceramici e, soprattutto, bronzetti (ex-voto) con forme umane e animali e di mezzi di trasporto. Il santuario ‘federale’ fu in uso anche in età punico-romana. La sacralità si protrasse in età bizantina: vi sorse la chiesa di santa Maria della Vittoria, poi riedificata nell’XI-XII secolo: è il santuario cristiano che ha dato nome all’area archeologica.

Sardegna Turismo
 
 
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I Parchi del Nord Ovest

YiS Team: Silvia Lai


mercoledì, Maggio 18th, 2022


I Parchi del Nord Ovest

L’itinerario si snoda lungo due paradisi naturalistici di inestimabile valore: il parco regionale di Porto Conte e il parco nazionale dell’Asinara, istituiti per salvaguardare gli ecosistemi di costa ed entroterra della parte nord-occidentale della Sardegna. Immerso nella natura incontaminata, proverai un susseguirsi di forti emozioni tra acque cristalline, distese verdi, pareti rocciose verticali, grotte incantevoli e misteriose.

1. Parco Naturale Regionale di Porto Conte – Capo Caccia

A nord di Alghero sorge un parco vastissimo che comprende foreste, stagni, monumenti naturali, siti archeologici e l’area marina protetta di Capo Caccia – Isola Piana. Lungo il lunghissimo tratto di costa, troverai alte pareti calcaree a picco sul mare punteggiate da grotte con meravigliose concrezioni, divenute, col tempo, ‘cattedrali’ della natura. Il promontorio di Capo Caccia è uno scrigno di gioielli naturali come la Grotta Verde, ricoperta da muschi e licheni, e la Grotta di Nettuno, che raggiungerai via mare o dalla terraferma attraverso l’Escala del Cabirol.

2. Parco Nazionale dell’Asinara

Raggiungerai l’Asinara dai porti di Stintino o di Porto Torres. L’isola offre paesaggi affascinanti da visitare con escursioni di vario tipo: via mare con le barche a vela o pescaturismo, con itinerari segnalati di trekking e mountain bike e in fuoristrada accompagnati dalle guide del parco. I percorsi costieri e delle aree interne sono interessanti anche dal punto di vista dell’avifauna per la presenza di numerose specie rare, comprese alcune autoctone, come i famosi asinelli bianchi.

Sardegna Turismo
 
 
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Parco dell’Arcipelago della Maddalena

YiS Team: Carolina Morelli


Martedì, Maggio 10th, 2022


Parco dell’Arcipelago della Maddalena

Nel tratto di mare tra Sardegna e Corsica noto come Bocche di Bonifacio, si trova una galassia di isole e isolotti avvolti dal mare turchese: uno dei paesaggi più suggestivi del mondo che per il suo valore naturalistico è sotto protezione speciale.

Istituito nel 1994, primo in Sardegna, il parco nazionale dell’arcipelago della Maddalena si estende su terra e mare per oltre 20 mila ettari. Abbraccia 180 chilometri di coste, comprendendo oltre 60 isole, grandi e piccole, granitiche e scistose, modellate da vento e correnti. Spiccano Budelli, Caprera, Razzoli, Santa Maria, Santo Stefano e Spargi, mete di indimenticabili tour in barca partendo da Baja Sardinia, La Maddalena, Palau e Santa Teresa Gallura. Le insenature creano una miriade di approdi, i colori del mare sono unici, le rocce plasmate come monumenti naturali e i fondali un paradiso del diving, in particolare le secche di Spargiotello e di Washington, punta Coticcio e grottino di san Francesco.

Il parco rientra nella rete europea delle aree di eccellenza ambientale ed è estremamente salvaguardato: diporto, pesca, immersioni sono consentite ma devono essere autorizzate. È un paesaggio suggestivo per morfologia e flora. Quasi mille le specie vegetali, circa 50 endemiche, altre rarissime. Molto particolare la fauna. La spiaggia Rosa di Budelli, per esempio, deriva dai sedimenti di un piccolo organismo che aderisce a conchiglie, alghe, coralli e gusci. Caratteristica è la pinna nobilis, il più grande mollusco bivalve del Mediterraneo. Mentre il delfino tursiope è il cetaceo più comune: potrebbe capitarti di avvistarne persino gruppi da trenta esemplari. Incontrerai facilmente nel parco anche la tartaruga caretta caretta. Tra i volatili dominano gabbiano corso e marangone dal ciuffo.

Oltre all’agglomerato di Stagnali a Caprera, sede dei centri di educazione ambientale e di ricerca sui cetacei e dei musei mineralogico e del Mare, che espongono minerali, fossili, sabbie, conchiglie, flora e fauna, l’unico centro abitato dell’arcipelago è La Maddalena, fondata nel 1770 e a lungo base della Marina, di cui è testimone il museo Nino Lamboglia. Fra le sue spiagge di acque limpide​ e sabbia fine non perdere Bassa Trinita, le cale Francese e Lunga, Monti d’a RenaPunta Tegge e Spalmatore. L’arcipelago è passaggio obbligato del Mediterraneo: la sua posizione strategica attrasse Napoleone Bonaparte e l’ammiraglio Nelson. Mentre Garibaldi visse a Caprera i suoi ultimi 26 anni: la figura dell’Eroe dei due mondi è raccontata nel Compendio Garibaldino.

Sardegna Turismo
 
 
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