Vermentino, fragranza di mare, sole e vento

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Aprile 5th, 2024


Vermentino, fragranza di mare, sole e vento

Dà il meglio di sé tra le aspre rocce galluresi sferzate dal maestrale, è il volto fresco e vivace della Sardegna.

Intenso, dal carattere forte, profumato e armonioso. Il vermentino racchiude in sé i tratti caratteristici della natura e dell’identità della Sardegna. Pensi al vermentino e ti vengono in mente i vigneti adagiati sui fianchi delle colline di granito della Gallura, accarezzati dalla brezza marina, oppure i filari verdi che decorano i paesaggi ondulati nel resto dell’Isola. Ovunque, sia sui terreni originati dal disfacimento granitico sia sui suoli calcarei e argillosi, vermentino è sinonimo di vini corposi ed eleganti, dall’inconfondibile colore giallo paglierino e dai riflessi tendenti al verde.

Il nord-est è patria del Vermentino di Gallura, vino DOCG, mentre altrove la denominazione diventa Vermentino di Sardegna. Il primo ha un disciplinare più rigido: almeno il 95 per cento di uve vermentino prodotte in Gallura e coltivate a quote non superiori ai 500 metri, l’aroma è più sapido e floreale. Il secondo richiede come minimo l’85 per cento di uve vermentino provenienti esclusivamente dal territorio sardo e regala note maggiormente fruttate.

L’80 per cento dei vitigni coltivati a vermentino in Italia si trova in Sardegna. La sua origine, tuttavia, è incerta e dibattuta: l’ipotesi più probabile è il suo arrivo in Europa dal Medio Oriente, grazie ai greci che lo introdussero a Marsiglia. Dalla città francese si diffuse in Liguria e verso la Toscana, giungendo in Sardegna tramite la Corsica. Qui, grazie a venti costanti, clima mite e asperità del suolo, il vermentino ha trovato la sua terra d’elezione.

Vino da pasto? Anche, ma non solo: freschezza, sapori floreali e fruttati lo rendono un ottimo aperitivo. A tavola si sposa perfettamente con la cucina marinara, dagli antipasti ai frutti di mare, sino agli arrosti di pesce, passando per pasta e risotti ‘allo scoglio’ o ai crostacei. Ottimo anche l’accostamento con formaggi, carni bianche e piatti a base di funghi. Rende meglio da giovane – uno o due anni dalla produzione – e a basse temperature: assaporalo fresco per poterne apprezzare ogni nota.

Sardegna Turismo

 
 
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Murats

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Aprile 5th, 2024


Murats

È la memoria storica dell’arte tessile sarda e sorge nel centro dell’Isola, in un borgo al confine tra Oristanese e Nuorese che ha mantenuto viva la tradizione artigiana.

L’acronimo sta per museo unico regionale dell’arte tessile sarda e racchiude in sé valore e vision di un’istituzione che dal 2002 custodisce, mostra e promuove l’inestimabile patrimonio di un’eccellenza manifatturiera dell’Isola. Il Murats sorge a Samugheo, borgo del Mandrolisai – territorio nel ‘cuore’ della Sardegna diviso fra le province di Oristano e Nuoro – da sempre rinomato per la fiorente produzione tessile. L’‘isolamento’ geografico del paese ha fatto sì che rimanesse vitale una prolifica tradizione artigianale di alta qualità, tramandata di madre in figlia.

L’esposizione, creata grazie al reperimento di manufatti un tempo chiusi nelle cassapanche delle case samughesi e del resto dell’Isola, è allestita in 750 metri quadri di un edificio in periferia. È articolata in tre sale, due al piano terra, dove c’è la collezione permanente, e uno al primo piano, dedicato alle mostre temporanee, che valorizzano varietà, preziosità e anche modernità dell’arte tessile. La collezione permanente è composta da un corpus di manufatti in lana, cotone e lino, provenienti da varie parti del territorio regionale e realizzati in un arco di tempo tra fine XVIII e seconda metà del XX secolo. È compresa anche la famosa collezione Cocco. Ammirerai coperte, lenzuola, biancheria per infanzia e uso quotidiano, copricassapanca, bisacce, abiti tradizionali, capi d’abbigliamento del pastore, quelli samughesi giornalieri e delle feste e strumenti per realizzarli, in particolare telai tradizionali in legno. Tra i pezzi più particolari figurano gli affaciadas, piccolissimi arazzi finemente lavorati che si stendevano nei balconi durante il corpus domini. Mentre per rarità e pregio spiccano cinque settecenteschi tapinos ‘e mortu (su dodici riscontrati in Sardegna), tappeti usati per poggiare le salme durante le veglie funebri. Recuperati in vari centri sardi (specie a Orgosolo), sono caratterizzati da tonalità forti (giallo e nero) e da una complessa simbologia di figure zoomorfe e antropomorfe che accompagnava il defunto nell’estremo viaggio, riscontrata in tessuti associati a sepolture di Anatolia, Perù ed Egitto cristianizzato.

Il museo crea un collegamento dinamico tra comunità, passato, presente e nuove tendenze. Attraverso mostre ed eventi sono proposti spaccati sull’arte contemporanea. A corredo si organizzano workshop, seminari, laboratori, stage e tirocini. Durante la visita è previsto un percorso didattico che consiste in una prova di tessitura. L’evento dell’anno ospitato dal Murats (e da casa Serra nel centro storico) è Tessingiu, la mostra d’arte manifatturiera più attesa in Sardegna insieme alla Fiera dell’artigianato artistico di Mogoro. che ‘tesse’ i fili di ‘saperi’ artigianali appartenenti a luoghi sardi distanti tra loro ma uniti da esperienze culturali comuni.

Sardegna Turismo
 
 
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Sardegna, golf & more

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Aprile 5th, 2024


Sardegna, golf & more

Passione sportiva da vivere tutto l’anno in un paradiso terrestre.

Clima mite e calorosa ospitalità, tradizioni millenarie e paesaggi multiformi e inimitabili: è lo scenario dei campi da golf isolani, luoghi dove combinare passione sportiva e vacanze di charme, in atmosfere eleganti, tra servizi di qualità, centri wellness e cucina prelibata.

1. Il Pevero è quanto di meglio si possa desiderare da una giornata di golf

Golfo del Pevero, Porto Cervo, costa settentrionale della Gallura, a venti minuti di auto da Olbia e a poche ore di volo dalle maggiori città del Continente europeo. Una destinazione unica nel cuore della Costa Smeralda, dove tutto è speciale ed esclusivo. A partire da disegno e strutture del Pevero golf club, considerato uno dei più bei campi del mondo: nel 1978 ha ospitato l’Italian Open. Le 18 buche sono dislocate su un ‘tappeto’ naturale lungo la costa tra scorci spettacolari: fairways che si insinuano tra le essenza della macchia mediterranea, bunker che affiorano su rocce granitiche modellate dal vento, piscine naturali sono i ‘rischi d’acqua’ del percorso. Dalla club house, progettata in armonia con il contesto naturale, il panorama è indimenticabile, dalla spiaggia del Pevero a cala di Volpe: il verde dei campi s’intona con le tonalità turchesi del mare.

2. Quiete e natura incontaminata: is Arenas è un angolo di paradiso ideale per il golf

Un sinuoso e ondulato ‘drappeggio’ verde. Le 18 buche dell’Is Arenas country&golf club, al centro della costa occidentale sarda, a pochi passi dalle bellezze della penisola del Sinis (e a venti chilometri da Oristano), si estende per oltre sei chilometri lungo un litorale di dune sabbiose modellate dal vento e punteggiato da pini e ginepri. È un campo da giocate eleganti, realizzato nel pieno rispetto di un bosco di 800 ettari. Godrai di assoluta tranquillità, fonte d’ispirazione per strategia e ‘colpi’da effettuare. E passeggiando sul course vivrai un’esperienza totalizzante, tra intense fragranze, colori splendenti e silenzio rotto soltanto da cinguettio e onde che si infrangono sulla battigia.

3. Is Molas è il più ampio course in Sardegna, uno dei migliori in Italia

Nel Mediterraneo è noto come uno dei campi più validi sotto il profilo tecnico e spettacolari per lo scenario in cui è incastonato, sede di prestigiose competizioni, quattro Italian Open e un European Masters. L’is Molas golf club di Santa Margherita di Pula è uno stupendo giardino con vista sul mare, che sorge a pochi minuti da spiagge incantevoli e dal centro di Pula e a circa 30 chilometri dal Cagliari, capoluogo sardo. È il course più grande dell’Isola: tra palme, macchia mediterranea e prati, ha in tutto 27 buche. Le nove dello Yellow Course sono le più impegnative. Green e bunker sono in style americano, mentre i fairways sono ampi, ideali per infondere effetti slice.

4. Il Tanka è un ‘gioiello’ incastonato nello spettacolo della costa di Villasimius

Premiato nel 2007 dal magazine The World of Golf come miglior nuovo campo in Italia, sorge accanto a spiagge e calette dell’area marina protetta di Capo Carbonara. Il campo a 18 buche del Tanka golf club a Villasimius, ‘perla’ turistica del sud-est dell’Isola (a 45 minuti di auto da Cagliari), occupa una superficie di 40 ettari ed è lungo cinque chilometri e mezzo, inserito in un contesto mozzafiato dove il profumo di salsedine che arriva dalla spiaggia di Simius si mescola agli aromi mediterranei. Un course di rara bellezza e tecnicamente impegnativo: le prime nove buche richiedono una buona varietà di colpi, le seconde sono più pianeggianti e concedono un po’ di respiro. Fa da contorno un campo pratica con otto postazioni coperte e quindici scoperte, affiancato da uno splendido putting green. Uno scenografico impianto d’illuminazione permette di competere anche di notte.

5. Puntaldia e Alghero, sentendo sulla pelle e nell’aria la fragranza del soffio marino

A pochi passi dalle splendide e famose spiagge di San Teodoro, il Puntaldìa golf club è perfettamente integrato nei colori del paesaggio e ha per sfondo l’imponente profilo dell’isola di Tavolara. Il campo a nove buche dista circa dieci chilometri dal centro abitato teodorino e 25 chilometri da aeroporto e porto di Olbia. È un giardino paradisiaco con pittoresche baie e insenature e verde lussureggiante circondato da alberi di palma. Ideale per allenamenti, competizioni amichevoli o tornei minori, ti sorprenderà con le sue difficoltà tecniche in un tracciato di 1800 metri. Driving range e putting green sono a disposizione per completare l’esperienza golfistica. Dal nord-est alla sponda opposta della Sardegna. Il gruppo di golfisti dell’ASD Golf club Alghero organizza tornei ed eventi in un campo a 9 buche pitch and putt (più green pratica), con le stesse difficoltà dei campi regolamentari: sorge a poco più di un chilometro dallo splendido mare della celebre città catalana di Alghero.

6. Cagliari e dintorni, dove dominano natura e silenzio

Due i centri golfistici nelle vicinanze del capoluogo dell’Isola: sa Tanca golf club a Flumini, frazione di Quartu sant’Elena, lungo il tratto occidentale del golfo degli Angeli (distante 15 minuti di auto da Cagliari) e l’Ercole Cellino golf&country club, appena fuori dall’abitato di Assemini, cittadina a cinque minuti di auto dall’aeroporto di Elmas e a dieci da Cagliari. Entrambi gli impianti hanno nove buche e sono esempi di gusto e razionalità, nonché sintesi di tradizione e innovazione nelle strutture a supporto. Sorgono in oasi verdi, a poche decine di chilometri da spiagge mozzafiato: fairways impegnativi e green veloci, laghetti d’acqua e alberi.

Sardegna Turismo
 
 
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Destinazioni: Rena Majori

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Aprile 5th, 2024


Destinazioni: Rena Majori

Nell’estrema punta settentrionale della Sardegna c’è una grande spiaggia di rara bellezza, sabbia bianca e soffice, acque cristalline e fondali variegati la rendono una delle mete preferite della Gallura, non a caso scelta per alcuni spot pubblicitari.

Oltre un’ombrosa pineta, camminando fra intricati arbusti di ginepro, ti si schiuderà il variopinto paesaggio di Rena Majori, una striscia di s​abbia bianca e impalpabile che si immerge in un mare dai colori incantevoli, con un bordo fatto di scogli scuri e di rocce granitiche chiare. Sorge nella località quasi omonima di Rena Majore, nel territorio di Aglientu, parte integrante del sito naturalistico di Monti Russu.

Il mare, fatto di pennellate celesti e blu, ​crea, fra gli scogli, piccole piscine, ‘calamita’ per i bambini. Oltre ad essere dolcemente digradante e adatto al bagno dei meno esperti, il fondale di Rena Majori, variegato e ricco di pesci, è meta di appassionati di diving e​ snorkeling.

La linea di costa è rotta dalle foci di r​io Cantaru e r​io Ciuchesa, che ‘tagliano’ la lingua di sabbia, dividendola in tre parti e rendendo ancor più suggestivo il litorale, raramente molto affollato e scelto per vari spot pubblicitari, tra cui uno con l’attrice-modella australiana Megan Gale. Alle spalle, una vasta pineta ripara dal vento ed è rifugio rilassante nelle giornate afose. Per i più romantici, da non perdere lunghe passeggiate sul bagnasciuga durante spettacolari tramonti. Ampio parcheggio, campeggi e noleggio attrezzatura balneare completano lo scenario.

Rena Majori dista appena otto chilometri da Santa Teresa Gallura e dal suo paradiso ‘cittadino’, la Rena Bianca, una cala di 700 metri, con fondale basso e sabbia soffice e bianchissima, con mare limpido dai colori abbaglianti. Mentre partendo dal paese, prima di arrivare a Rena Majore, incontrerai la penisola-promontorio di Capo Testa, unita alla terraferma da una lingua di sabbia che forma due spiagge – Rena di Ponente (o Taltana) e Rena di Levante – e lo spettacolo di Valle della Luna e Cala Grande. Proseguendo verso Aglientu, lungo la litoranea, ecco le calette rocciose di Santa Reparata e l’accattivante Lu Pultiddolu.

Sardegna Turismo
 
 
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Destinazioni: Oasi di Bidderosa

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Aprile 5th, 2024


Destinazioni: Oasi di Bidderosa

Cinque cale di sabbia candida e morbida che si affacciano sul mare smeraldo, adagiate in un parco dalla natura incontaminata: un’oasi senza pari nella parte settentrionale del Golfo di Orosei, sulla costa orientale della Sardegna.

Il bianco splendente della sabbia si spalancherà davanti a te all’improvviso dopo una lunga strada incorniciata da ginepri, pini e lecci. La sensazione è di un luogo fuori dal mondo, in realtà esiste, eccome, è l’oasi di Bidderosa: cinque calette da sogno custodite in un parco di 860 ettari, in gran parte formato da boschi e macchia mediterranea, protetti dall’Ente Foreste e affidati al Comune di Orosei, da cui dista 13 chilometri a nord. L’ingresso in auto e moto è a numero chiuso da maggio a fine ottobre. In bici o a piedi non c’è limite stagionale, ma si deve rispettare un regolamento per preservare questo angolo di quiete immerso nel verde. Con un’escursione di trekking ti immergerai totalmente nella riserva: ammirerai il rincorrersi di verde, artistici rilievi di granito, ginepri secolari adagiati su litorali candidi. Oppure potrai arrivarci a nuoto attraverso il breve tratto di mare dalla confinante (a sud) cala Ginepro: con la bassa marea, l’acqua è alta un metro. La prima spiaggia dell’oasi è a quattro chilometri dall’ingresso, via via troverai le altre quattro, tutte lunghe circa un chilometro, sino al confine settentrionale rappresentato da un altro paradiso da cartolina: la splendida spiaggia di Bèrchida, nel territorio di Siniscola.

Finissima sabbia bianca, gigli marini e rocce di granito affioranti caratterizzano le cinque cale: un paesaggio incantevole e silenzioso, profumato da vegetazione e bagnato da mare cristallino, con fondale basso. Nuoterai e farai snorkeling in acque dalla profondità costante anche a decine di metri dalla riva. L’oasi è comprende anche il monte Tuttavista, ammantato di sughere e lecci, Fuile ‘e Mare e Senna ‘e Sachita, ricoperte da pini d’Aleppo e domestici, dove troverai tavoli per pic-nic e relax nelle ore afose. Eucalipti, ginepri ed essenze mediterranee ti daranno il benvenuto alla fine del sentiero sterrato d’accesso alle cale, che si snoda nella pineta e costeggia la laguna sa Curcurica (la gallinella d’acqua nel dialetto di Orosei), popolata da uccelli stanziali e migratori, che osserverai da postazioni di birdwatching. Accanto c’è il monte Urcatu: dalla vetta vedrai chilometri di sentieri ordinati e spiagge pulite. Bidderosa è la perla di Orosei, rinomato centro turistico che può vantare tra le altre spiagge sa sogno, anche Cala LiberottoCala GineproMarina di Orosei e Cala Osalla, al confine con Dorgali.

Sardegna Turismo
 
 
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Destinazioni: Cala Domestica

YiS Team: Annalisa Bucci


mercoledì, Aprile 3rd, 2024


Destinazioni: Cala Domestica

Nella costa sud-ovest della Sardegna, ai confini del Sulcis, c’è una splendida baia incorniciata da alte falesie e dominata da una torre spagnola, dove storia mineraria e natura selvaggia si fondono in un unico scenario.

Fino al 1940 da qui si imbarcavano minerali estratti dalle miniere. Come un vero e proprio museo di archeologia industriale a cielo aperto, Cala Domestica, a sud di Buggerru, da cui dista due chilometri, conserva rovine di magazzini, depositi e gallerie scavate dai minatori. Una di esse sulla destra della cala conduce a una seconda caletta appartata, quasi intima, detta appunto La Caletta.

La cala maggiore è una profonda e deliziosa insenatura, quasi un fiordo, con un’ampia e riparata spiaggia di sabbia dai colori tra il bianco, l’ambrato e il dorato, soffice e compatta. Piccoli arbusti di macchia mediterranea spuntano sulle dune alle spalle della distesa di sabbia. Davanti, si affaccia un mare tra i più belli della Sardegna, dai colori turchese e azzurro.

Le imponenti e bianche falesie calcaree che delimitano la spiaggia danno la sensazione di stare in un angolo di paradiso, dove la natura incontaminata la fa da padrone. Il fondale è basso e sabbioso, con la presenza di qualche scoglio al largo e vicino ai promontori. Non esiterai a metterti la maschera e immergerti per ammirare la straordinaria ricchezza sottomarina, con una grande varietà di pesci che nuotano nell’acqua cristallina. Non a caso è particolarmente apprezzata da quanti praticano pesca subacquea. Cala Domestica ha un ampio parcheggio, anche area di sosta per i camper, punto ristoro, passerella d’accesso e un camping. È dominata dall’alto da una torre spagnola del XVIII secolo, alta circa 10 metri, da cui ammirare panorami inimitabili: la raggiungerai sul promontorio a sinistra del litorale attraverso un sentiero che parte della spiaggia. Fu usata nel XX secolo durante la seconda guerra mondiale come torre d’avvistamento.

Vari tratti della costa attorno ti affascineranno: vicino al centro abitato, alla destra del moderno porticciolo turistico, spunta la spiaggia di Buggerru, sabbia fine e morbida che si affaccia sul mare limpido e azzurro (premiato da Legambiente e Touring Club). Il paese sorge su un ex villaggio minerario, risalente al 1864, sovrastato dall’uscita della Galleria Henry, un tempo percorsa da un treno a vapore che trasportava il minerale estratto, oggi attrazione turistica. A nord del paese troverai le dune sabbiose di san Nicolao, alle cui spalle spunta rigoglioso un rimboschimento di pini, area verde perfetta per escursioni in mountain bike.

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I fari, emozioni ai confini della Sardegna

YiS Team: Annalisa Bucci


mercoledì, Aprile 3rd, 2024


I fari, emozioni ai confini della Sardegna

“La voce del vento e del mare poteva aumentare o diminuire, ma non si fermava mai”. Nei diari dei fanalisti risuona l’eco di scogliere selvagge dove l’unico segno di vita e speranza è il bagliore dei fari.

Un occhio di luce tiene lontani i naviganti notturni dalle coste segnalando loro il confine estremo tra terra e mare. Mentre di giorno, a bagliore spento, risplende il fascino di luoghi sperduti e selvaggi. Issati su promontori lontani da tutto e su isolette disabitate, i fari della Sardegna sono solitari avamposti, testimoni silenziosi delle storie del mare. Vegliano su acque dai colori brillanti, dove l’aria sa di sale e profumi mediterranei ed è incessante il frastuono di onde che si infrangono sugli scogli. Trasudano emozioni e sentimenti di vita intensa, quella dei loro guardiani, di ieri e di oggi. Raccontano di salvataggi miracolosi e naufragi, di imbarcazioni inghiottite dai flutti, come nell’isolotto di Mangiabarche, a pochi metri dalla costa di Calasetta, nell’isola di sant’Antioco: il nome risale alla fama di aver spesso fatto la sfortuna di marinai e naviganti. Accanto, nell’isola di san Pietro, su una scogliera a strapiombo, detta Capo Sandalo, si erge il faro più occidentale d’Italia. Dalla sua vetta, in cima a 124 scalini a chiocciola, emette lampi luminosi che arrivano sino a 24 miglia di distanza.

La vita in solitudine sui fari diveniva tragica quando infuriavano interminabili tempeste che tagliavano fuori dal mondo le isolette abitate solo da faristi e loro familiari. Sono vicinissime alla terraferma, eppure dovevano apparire lontanissime, in attesa di aiuti che tardavano. Così spesso avveniva all’isola dei Cavoli, a pochi passi da Villasimius. Famiglie stremate e guardiani naufragati nel tentativo estremo di fuga sono oggi solo un ricordo. Nel faro dei Cavoli risiede attualmente il centro di ricerca biologica dell’area protetta di Capo Carbonara ed è uno dei luoghi più visitati del parco marino. Costruito a metà XIX secolo, il faro ha inglobato una torre spagnola di fine XVI. Le sue pareti esterne sono ricoperte da un mosaico di piccole tessere bianche e dai colori cangianti dall’azzurro al viola. Risalendo il litorale orientale, incontrerai poi la splendida e infinita distesa sabbiosa di Costa Rei, chiusa a nord dal promontorio di Capo Ferrato. Ai suoi piedi calette deliziose, in cima, al termine di un sentiero tra fitta macchia mediterranea, una suggestiva torre-faro di undici metri. Sempre sulla costa est, attraversato il golfo di Orosei, scoprirai un altro suggestivo faro che si staglia che chiude la splendida spiaggia di Capo Comino.

Sul decano dei fari sardi, a Razzoli, l’isola più settentrionale del parco dell’arcipelago della Maddalena, i guardiani vivevano da eremiti. La grande luce a guardia delle tormentate Bocche di Bonifacio richiedeva il lavoro di tre fanalisti, che qui abitavano con le famiglie condividendo ciò di cui disponevano, anche l’istruzione dei figli. I loro maestri ‘riportavano’ sulla terraferma il vissuto di bambini e adolescenti che diventavano grandi sulla piccola isola esposta alle intemperie. Emozioni vissute al confine del mondo, le stesse che ancora si percepiscono, visitando altri (ex) fari dell’arcipelago e della costa di fronte: a punta Filetto e la vedetta di Marginetto a La Maddalena; il faro di Capo d’Orso a Palau, le stazioni di segnalazione di Capo Ferro a Porto Cervo e di punta Falcone a Santa Teresa Gallura, dove spicca anche la magia del faro di Capo Testa, meta romantica e rifugio meditativo, riferimento per chi naviga e per chi cerca un luogo di raccoglimento sulla terra. Rimanendo in Gallura, a Golfo Aranci, un sentiero verso la vetta di Capo Figari porta al Semaforo della Marina Militare. È divenuto celebre grazie a Guglielmo Marconi che vi fece installare il primo impianto radio a onde corte.

Solitudine e silenzio. La penisola del Sinis ‘parla’ attraverso i segni di natura e storia antica. Si estende per terra e mare dal faro di capo Mannu a quello di capo san Marco, al quale giungerai a piedi percorrendo un sentiero che passa dalle rovine di Tharros. Le due estremità delimitano il paradiso dell’area marina protetta del Sinis, arrivato a noi intatto: dune di sabbia, candide falesie, spiagge di cristalli di quarzo, oasi naturali abitate da fauna rara e, disseminate ovunque, testimonianze delle civiltà nuragica, fenicio-punica e romana. È un lembo di terra straordinario, come la vedova del guardiano del faro di capo san Marco. L’amore per il marito e la passione per il suo mestiere l’hanno portata a diventare lei stessa farista e allevare nel faro i propri figli. Uno di loro ne è oggi l’ultimo guardiano. A guardia dell’estremo sud della Sardegna c’è uno dei più antichi fari isolani, costruito nel 1850: il faro di sant’Elia, nelle vicinanze della baia di Calamosca. Un edificio a due piani sormontato da una torre cilindrica a strisce bianche e nere. La sua luce si espande sino a 21 miglia, guidando navi e imbarcazioni nel golfo degli Angeli. Vigila anche su un ‘museo a cielo aperto: sul colle sono concentrati cisterne romane, antichi mosaici, gradini scavati nella roccia e una domu de Janas riadattata a usi civili.

Contemplazione, inquietudine, suggestione, meraviglia. È il parco dell’Asinara. Il suo faro si erge solitario nell’estremità settentrionale: Punta Scorno, anche il nome è un po’ sinistro. Mare aperto, luogo esposto alle burrasche. Una torre tonda a tre piani, alta 35 metri, risalente a metà del XIX secolo, domina dall’alto la ‘tavolozza’ di blu, azzurro, turchese e verde, raramente quieta. Tante le storie sul faro: curiosa la vicenda delle tre sorelle Vitello, figlie di un fanalista. In una notte di settembre del 1953 salvarono tre naufraghi, recuperandoli con una piccola barca. La coraggiosa impresa valse loro la medaglia di bronzo al valore della Marina, uniche donne a ricevere l’onorificenza. Nel 1977 l’ultimo fanalista ha chiuso definitivamente il portone di legno del faro. Da sempre è stato testimone del doloroso isolamento dell’Asinara. Prima di divenire parco, è stata lazzaretto, colonia penale, rifugio di guerra, carcere di massima sicurezza, l’Alcatraz italiana. Per decenni anche la vita dei faristi, nel borgo di Cala d’Oliva, andava di pari passo con quella di guardie carcerarie e detenuti. Uno di loro, di giorno, era affidato come aiuto al capofanalista e viveva in semilibertà, assieme alla famiglia dei fanalisti.

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La grande bellezza viaggia sul trenino verde

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


La grande bellezza viaggia sul trenino verde

Sui binari delle antiche ferrovie della Sardegna il tempo passa lento, dai finestrini scorrono e cambiano di continuo paesaggi fiabeschi: un’esperienza unica che ti farà scoprire gli aspetti più intimi e profondi dell’Isola.

“Al termine di una lunga salita arriviamo a una stazione dopo una distesa di solitudine. Ogni volta sembra che più avanti non ci sia altro, niente di abitato. E ogni volta arriviamo a una stazione”. È la descrizione poetica, a bordo della locomotiva che oggi è il Trenino Verde, di Sea and Sardinia, opera dedicata da David Herbert Lawrence al suo viaggio del 1921 in Sardegna. Un secolo dopo, seguendo le sue orme, viaggiatori di tutto il mondo sono attratti da una linea ferroviaria unica nel suo genere, derivata dalle ‘vecchie complementari’, progettate e costruite tra fine XIX e inizio XX secolo. Un’eccellenza italiana, un’esperienza unica in Europa: quattro tratte per un totale di 437 chilometri, tre comparti attivi da 130 anni senza soste, che comprendono opere architettoniche e ingegneristiche, come ponti e gallerie. Le linee, mai dismesse, conservate e salvaguardate, connettono coste e interno e si integrano con escursioni nei laghi col battello, trekking, in bici e a cavallo. Potrai salire sul trenino nei giorni di calendario stagionale o noleggiarlo in comitiva: grazie all’iniziativa Su Trenu Antigu, rivolta ad appassionati, scuole e tour operator, avrete una linea ferroviaria in esclusiva!

A passo lento, la locomotiva scivola dolcemente sulle rotaie, in mezzo alla natura rigogliosa delle foreste, ‘borbotta’ tra corridoi di rocce, ulivi e lentischi, s’arrampica a fatica in cima ai rilievi. Il sole illumina la livrea di legno e fa brillare le finiture dorate dei finestrini, incorniciati da tende damascate. Sono carrozze di inizio XX secolo, salotti su rotaie che si muovono come eleganti signori distinti. Anche dentro il lusso è d’altri tempi: divanetti in velluto rosso corrono lungo un corridoio illuminato da plafoniere a luce gialla. Le passeggiate a bordo ti riempiranno tutti i sensi con paesaggi, profumi e silenzi. Da Mandas, borgo medioevale della Trexenta dal glorioso passato, oggi importante centro culturale, i trenini si dirigono verso due direzioni. La prima linea, quella storica, in origine arrivava sino a Sorgono. Attualmente attraversa il Sarcidano, lambendo la giara di Serri, centro celebre per il santuario nuragico di santa Vittoria, le rive del lago San Sebastiano e le colline di Isili, il ‘paese del rame’. Dopo aver fiancheggiato le campagne rigogliose di Nurallao, sale a Laconi, borgo famoso per sant’Ignazio, per castello e giardino dei marchesi Aymerich e per i menhir, custoditi nel museo della statuaria preistorica sarda. È oggi il capolinea, al completo la linea attraverserà la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai, salendo sino a quasi 900 metri.

La seconda linea di Mandas raggiunge Sadali, attraversando buona parte del Sarcidano e la Barbagia di Seulo. Nel cammino incontrerai i borghi di OrroliNurriVillanova Tulo e le frazioni di Palarana e Betilli, che fiancheggiano il lago del Flumendosa, solcato da battelli in stile Mississipi. Uno splendido paesaggio d’acqua e nuraghi: dove spiccano fenomeni carsici, come la grotta is Janas, cascate, come su Stampu de su Turrunu, e monumenti preistorici, come il nuraghe Arrubiu. Prima della stazione finale di Sadali-Seulo, si passa da Esterzili, paese dei murales a 700 metri di quota, famoso per il tempio nuragico Domu de Orgia e una tavola bronzea con iscrizione romana. Da giugno a inizio settembre il trenino sbuffa nel weekend anche sulla tratta ogliastrina. Il percorso orientale parte dal porto di Arbatax, nella splendida località turistica di Tortolì. Lungo il tragitto farai sosta nelle stazioni in quota di IlbonoElini, Arzana, Lanusei, e Villagrande Strisaili, attraversando paesaggi incantevoli come le foreste di santa Barbara e di Selene. Il capolinea è nel profondo dell’Ogliastra, a Gairo sant’Elena, il paese vissuto due volte: l’attuale centro abitato è stato costruito a metà XX secolo più a monte, dopo che un’alluvione distrusse Gairo vecchia, oggi paese fantasma.

Paesaggi di granito modellati dal vento e una distesa a perdita d’occhio di olivastri, querce da sughero e vigneti di vermentino. È la Gallura intima e profonda percorsa dal trenino. La partenza è a Tempio, sulle pendici del Limbara, graziosa cittadina ricca di sorgenti e sede del Carnevale allegorico più famoso dell’Isola. Lo spettacolo della natura cambia colore di continuo lungo la tratta. La locomotiva fa sosta in borghi che si affacciano sul lago del Liscia, solcato da battelli turistici. A pochi metri dalla riva ci sono i binari con il treno che attraversa la vallata di Calangianus, capitale del sughero, poi Nuchis e Luras, paese dei dolmen preistorici e di olivastri millenari, tra cui il ‘patriarca’ d’Europa. Dalla stazione di Sant’Antonio di Gallura, scorgerai le geometriche campagne di Arzachena: i vigneti si impadroniscono del panorama. La vecchia stazione del paese ospita un piccolo museo. Poi lo sguardo si affaccia sulla finestra azzurra del capolinea, Palau, celebre per spiagge, fortezze militari, roccia dell’Orso e ‘porta d’ingresso’ per il parco dell’arcipelago della Maddalena. La linea nord-occidentale parte attualmente dalla stazione di Santa Maria di Corte, nel territorio di Sindia, florido borgo nel Medioevo costruito attorno a un monastero benedettino. Dopo aver attraversato la Planargia, l’arrivo è a Bosa Marina, frazione costiera di uno dei borghi sardi più suggestivi, Bosa: le sue case multicolori si inerpicano su un colle dominato dal castello di Serravalle, specchiandosi sul fiume Temo. Nel tragitto incontrerai FlussioTinnuraTresnuraghes e Modolo, celebri per malvasia, cesti di asfodelo e tessuti preziosi.

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A tavola la tradizione guarda al futuro

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


A tavola la tradizione guarda al futuro

Punto di partenza, la curiosità: si osservano, si ascoltano, mamme e nonne che scelgono con cura gli ingredienti, fanno sfoggio di maestria, compiono gesti quasi rituali, spiegando i vari passaggi con pazienza e poche parole. Poi subentra la passione, la tenacia, la voglia di sperimentare, iniziando con il replicare quanto appreso e aggiungendo la giusta dose di inventiva. La tradizione della cucina sarda, con le sue peculiarità locali che regalano sensazioni e sapori unici, nel terzo millennio si veste di abiti nuovi: quelli dati dalla nuova generazione di coraggiosi e talentuosi chef.

Due soli principi inderogabili, il rispetto del patrimonio di saperi tramandati di generazione in generazione e i prodotti del territorio. Fondamenta solide e sane, tanto da contribuire a collocare alcune aree della Sardegna nella blue zone, terra di centenari vivaci e attivi. Agli imprescindibili ristoranti tipici, trattorie e agriturismi – baluardi dell’ancoraggio ai piatti ‘storici’ della cucina locale – si affiancano cuochi, più o meno giovani, spesso con un bagaglio di prestigiose esperienze nelle brigate delle cucine di tutto il mondo. La loro sfida? Tornare a casa per consacrare la Sardegna nel mondo della ristorazione d’eccellenza, rielaborando la tradizione gastronomica di una terra inimitabile.

Sostenibilità, prodotti a chilometro zero – coltivati nel proprio orto o forniti da produttori dietro l’angolo -, riscoperta di ingredienti dimenticati, in particolare cereali, legumi ed erbe spontanee, innovative tecniche di cottura, evoluzione di forme e consistenze – come tartare finger food -, contaminazioni con culture esotiche: sono gli elementi caratterizzanti la nouvelle vague della cucina sarda. Una cucina dove il concetto stesso di cliente si è evoluto: non più un semplice consumatore di piatti prelibati, ma un ospite coccolato e accompagnato lungo un’esperienza in grado di emozionare e solleticare tutti i sensi.

I risultati? Di anno in anno, da Guida Michelin, Gambero Rosso e altre autorevoli riviste gastronomiche internazionali sempre più numerosi giungono riconoscimenti, citazioni e articoli sui ristoranti sardi. Traguardi raggiunti anche da pizzerie, pasticcerie, forni e gelaterie. Ricerca e innovazione caratterizzano anche le cantine, con riscoperte di vitigni quasi dimenticati e valorizzazione delle varietà vitivinicole di un tempo, le produzioni di liquori e distillati da frutti ed erbe spontanee, i sempre più numerosi birrifici artigianali. Mangiare e bere bene vanno di pari passo e si incontrano in combinazioni e accostamenti sempre azzeccati, talvolta arditi, per regalare sensazioni indimenticabili da provare in ogni angolo dell’Isola.

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La Stonehenge del Mediterraneo

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


La Stonehenge del Mediterraneo

C’è una vicenda millenaria in Sardegna raccontata dalle testimonianze archeologiche disseminate su tutto il territorio. I segni tangibili della preistoria isolana sono infiniti: menhir, dolmen, domus de Janas, pozzi sacri, tombe dei giganti e infiniti complessi nuragici. Enormi pietre che custodiscono segreti lunghi quattro millenni. Costruzioni, spesso intatte, delle prime civiltà esistite in Europa, siti unici al mondo, un patrimonio da scoprire e da vivere: ecco la Stonehenge del Mediterraneo.

Occhi per ammirare e anima per capire. È la sensazione immediata di fronte all’imponenza dei resti della preistoria sarda. Monumenti megalitici, pietre che raccontano vicende e protagonisti, che identificano popoli e credenze. Visitare l’Isola significa rivivere gli stessi percorsi, risentire dalle stesse pietre il suono di un racconto lontano. Luoghi suggestivi e intrisi di fascino, da percorrere a piedi o su due ruote, a contatto con natura e storia.

Una giornata in Sardegna è come sfogliare centinaia di pagine di un libro di archeologia: ci si imbatte in siti e complessi tra i più importanti al mondo. A meritare più di altre il titolo di Stonehenge sarda, la zona di Pranu Muttedu: le Perdas Fittas sono le tracce più evidenti della civiltà neolitica. Dalla macchia mediterranea si offrono ai visitatori blocchi più o meno numerosi di strutture megalitiche. Leggende e favole che si perdono nel tempo, come quelle delle Janas della Barbagia, accompagnano il viaggiatore nella visita ai resti preistorici.

Ben settemila torri di pietra, e tante altre potrebbero ancora venire alla luce. Esattamente una ogni tre chilometri quadrati. Probabilmente i nuraghi, simbolo dell’Isola, erano il centro della vita sociale di una civiltà che fiorisce agli esordi dell’età del Bronzo (metà II millennio a.C.) e arriva sino a quella del Ferro (IX secolo a.C.) e che si distingue rispetto a tutte le culture del Mediterraneo. In alcune aree, come nella Valle dei Nuraghi (nel Logudoro) se ne trovano trenta a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Quello di Barumini, su Nuraxi, è stato proclamato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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