La grande bellezza viaggia sul trenino verde

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


La grande bellezza viaggia sul trenino verde

Sui binari delle antiche ferrovie della Sardegna il tempo passa lento, dai finestrini scorrono e cambiano di continuo paesaggi fiabeschi: un’esperienza unica che ti farà scoprire gli aspetti più intimi e profondi dell’Isola.

“Al termine di una lunga salita arriviamo a una stazione dopo una distesa di solitudine. Ogni volta sembra che più avanti non ci sia altro, niente di abitato. E ogni volta arriviamo a una stazione”. È la descrizione poetica, a bordo della locomotiva che oggi è il Trenino Verde, di Sea and Sardinia, opera dedicata da David Herbert Lawrence al suo viaggio del 1921 in Sardegna. Un secolo dopo, seguendo le sue orme, viaggiatori di tutto il mondo sono attratti da una linea ferroviaria unica nel suo genere, derivata dalle ‘vecchie complementari’, progettate e costruite tra fine XIX e inizio XX secolo. Un’eccellenza italiana, un’esperienza unica in Europa: quattro tratte per un totale di 437 chilometri, tre comparti attivi da 130 anni senza soste, che comprendono opere architettoniche e ingegneristiche, come ponti e gallerie. Le linee, mai dismesse, conservate e salvaguardate, connettono coste e interno e si integrano con escursioni nei laghi col battello, trekking, in bici e a cavallo. Potrai salire sul trenino nei giorni di calendario stagionale o noleggiarlo in comitiva: grazie all’iniziativa Su Trenu Antigu, rivolta ad appassionati, scuole e tour operator, avrete una linea ferroviaria in esclusiva!

A passo lento, la locomotiva scivola dolcemente sulle rotaie, in mezzo alla natura rigogliosa delle foreste, ‘borbotta’ tra corridoi di rocce, ulivi e lentischi, s’arrampica a fatica in cima ai rilievi. Il sole illumina la livrea di legno e fa brillare le finiture dorate dei finestrini, incorniciati da tende damascate. Sono carrozze di inizio XX secolo, salotti su rotaie che si muovono come eleganti signori distinti. Anche dentro il lusso è d’altri tempi: divanetti in velluto rosso corrono lungo un corridoio illuminato da plafoniere a luce gialla. Le passeggiate a bordo ti riempiranno tutti i sensi con paesaggi, profumi e silenzi. Da Mandas, borgo medioevale della Trexenta dal glorioso passato, oggi importante centro culturale, i trenini si dirigono verso due direzioni. La prima linea, quella storica, in origine arrivava sino a Sorgono. Attualmente attraversa il Sarcidano, lambendo la giara di Serri, centro celebre per il santuario nuragico di santa Vittoria, le rive del lago San Sebastiano e le colline di Isili, il ‘paese del rame’. Dopo aver fiancheggiato le campagne rigogliose di Nurallao, sale a Laconi, borgo famoso per sant’Ignazio, per castello e giardino dei marchesi Aymerich e per i menhir, custoditi nel museo della statuaria preistorica sarda. È oggi il capolinea, al completo la linea attraverserà la Barbagia di Belvì e il Mandrolisai, salendo sino a quasi 900 metri.

La seconda linea di Mandas raggiunge Sadali, attraversando buona parte del Sarcidano e la Barbagia di Seulo. Nel cammino incontrerai i borghi di OrroliNurriVillanova Tulo e le frazioni di Palarana e Betilli, che fiancheggiano il lago del Flumendosa, solcato da battelli in stile Mississipi. Uno splendido paesaggio d’acqua e nuraghi: dove spiccano fenomeni carsici, come la grotta is Janas, cascate, come su Stampu de su Turrunu, e monumenti preistorici, come il nuraghe Arrubiu. Prima della stazione finale di Sadali-Seulo, si passa da Esterzili, paese dei murales a 700 metri di quota, famoso per il tempio nuragico Domu de Orgia e una tavola bronzea con iscrizione romana. Da giugno a inizio settembre il trenino sbuffa nel weekend anche sulla tratta ogliastrina. Il percorso orientale parte dal porto di Arbatax, nella splendida località turistica di Tortolì. Lungo il tragitto farai sosta nelle stazioni in quota di IlbonoElini, Arzana, Lanusei, e Villagrande Strisaili, attraversando paesaggi incantevoli come le foreste di santa Barbara e di Selene. Il capolinea è nel profondo dell’Ogliastra, a Gairo sant’Elena, il paese vissuto due volte: l’attuale centro abitato è stato costruito a metà XX secolo più a monte, dopo che un’alluvione distrusse Gairo vecchia, oggi paese fantasma.

Paesaggi di granito modellati dal vento e una distesa a perdita d’occhio di olivastri, querce da sughero e vigneti di vermentino. È la Gallura intima e profonda percorsa dal trenino. La partenza è a Tempio, sulle pendici del Limbara, graziosa cittadina ricca di sorgenti e sede del Carnevale allegorico più famoso dell’Isola. Lo spettacolo della natura cambia colore di continuo lungo la tratta. La locomotiva fa sosta in borghi che si affacciano sul lago del Liscia, solcato da battelli turistici. A pochi metri dalla riva ci sono i binari con il treno che attraversa la vallata di Calangianus, capitale del sughero, poi Nuchis e Luras, paese dei dolmen preistorici e di olivastri millenari, tra cui il ‘patriarca’ d’Europa. Dalla stazione di Sant’Antonio di Gallura, scorgerai le geometriche campagne di Arzachena: i vigneti si impadroniscono del panorama. La vecchia stazione del paese ospita un piccolo museo. Poi lo sguardo si affaccia sulla finestra azzurra del capolinea, Palau, celebre per spiagge, fortezze militari, roccia dell’Orso e ‘porta d’ingresso’ per il parco dell’arcipelago della Maddalena. La linea nord-occidentale parte attualmente dalla stazione di Santa Maria di Corte, nel territorio di Sindia, florido borgo nel Medioevo costruito attorno a un monastero benedettino. Dopo aver attraversato la Planargia, l’arrivo è a Bosa Marina, frazione costiera di uno dei borghi sardi più suggestivi, Bosa: le sue case multicolori si inerpicano su un colle dominato dal castello di Serravalle, specchiandosi sul fiume Temo. Nel tragitto incontrerai FlussioTinnuraTresnuraghes e Modolo, celebri per malvasia, cesti di asfodelo e tessuti preziosi.

Sardegna Turismo
 
 
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A tavola la tradizione guarda al futuro

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


A tavola la tradizione guarda al futuro

Punto di partenza, la curiosità: si osservano, si ascoltano, mamme e nonne che scelgono con cura gli ingredienti, fanno sfoggio di maestria, compiono gesti quasi rituali, spiegando i vari passaggi con pazienza e poche parole. Poi subentra la passione, la tenacia, la voglia di sperimentare, iniziando con il replicare quanto appreso e aggiungendo la giusta dose di inventiva. La tradizione della cucina sarda, con le sue peculiarità locali che regalano sensazioni e sapori unici, nel terzo millennio si veste di abiti nuovi: quelli dati dalla nuova generazione di coraggiosi e talentuosi chef.

Due soli principi inderogabili, il rispetto del patrimonio di saperi tramandati di generazione in generazione e i prodotti del territorio. Fondamenta solide e sane, tanto da contribuire a collocare alcune aree della Sardegna nella blue zone, terra di centenari vivaci e attivi. Agli imprescindibili ristoranti tipici, trattorie e agriturismi – baluardi dell’ancoraggio ai piatti ‘storici’ della cucina locale – si affiancano cuochi, più o meno giovani, spesso con un bagaglio di prestigiose esperienze nelle brigate delle cucine di tutto il mondo. La loro sfida? Tornare a casa per consacrare la Sardegna nel mondo della ristorazione d’eccellenza, rielaborando la tradizione gastronomica di una terra inimitabile.

Sostenibilità, prodotti a chilometro zero – coltivati nel proprio orto o forniti da produttori dietro l’angolo -, riscoperta di ingredienti dimenticati, in particolare cereali, legumi ed erbe spontanee, innovative tecniche di cottura, evoluzione di forme e consistenze – come tartare finger food -, contaminazioni con culture esotiche: sono gli elementi caratterizzanti la nouvelle vague della cucina sarda. Una cucina dove il concetto stesso di cliente si è evoluto: non più un semplice consumatore di piatti prelibati, ma un ospite coccolato e accompagnato lungo un’esperienza in grado di emozionare e solleticare tutti i sensi.

I risultati? Di anno in anno, da Guida Michelin, Gambero Rosso e altre autorevoli riviste gastronomiche internazionali sempre più numerosi giungono riconoscimenti, citazioni e articoli sui ristoranti sardi. Traguardi raggiunti anche da pizzerie, pasticcerie, forni e gelaterie. Ricerca e innovazione caratterizzano anche le cantine, con riscoperte di vitigni quasi dimenticati e valorizzazione delle varietà vitivinicole di un tempo, le produzioni di liquori e distillati da frutti ed erbe spontanee, i sempre più numerosi birrifici artigianali. Mangiare e bere bene vanno di pari passo e si incontrano in combinazioni e accostamenti sempre azzeccati, talvolta arditi, per regalare sensazioni indimenticabili da provare in ogni angolo dell’Isola.

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La Stonehenge del Mediterraneo

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


La Stonehenge del Mediterraneo

C’è una vicenda millenaria in Sardegna raccontata dalle testimonianze archeologiche disseminate su tutto il territorio. I segni tangibili della preistoria isolana sono infiniti: menhir, dolmen, domus de Janas, pozzi sacri, tombe dei giganti e infiniti complessi nuragici. Enormi pietre che custodiscono segreti lunghi quattro millenni. Costruzioni, spesso intatte, delle prime civiltà esistite in Europa, siti unici al mondo, un patrimonio da scoprire e da vivere: ecco la Stonehenge del Mediterraneo.

Occhi per ammirare e anima per capire. È la sensazione immediata di fronte all’imponenza dei resti della preistoria sarda. Monumenti megalitici, pietre che raccontano vicende e protagonisti, che identificano popoli e credenze. Visitare l’Isola significa rivivere gli stessi percorsi, risentire dalle stesse pietre il suono di un racconto lontano. Luoghi suggestivi e intrisi di fascino, da percorrere a piedi o su due ruote, a contatto con natura e storia.

Una giornata in Sardegna è come sfogliare centinaia di pagine di un libro di archeologia: ci si imbatte in siti e complessi tra i più importanti al mondo. A meritare più di altre il titolo di Stonehenge sarda, la zona di Pranu Muttedu: le Perdas Fittas sono le tracce più evidenti della civiltà neolitica. Dalla macchia mediterranea si offrono ai visitatori blocchi più o meno numerosi di strutture megalitiche. Leggende e favole che si perdono nel tempo, come quelle delle Janas della Barbagia, accompagnano il viaggiatore nella visita ai resti preistorici.

Ben settemila torri di pietra, e tante altre potrebbero ancora venire alla luce. Esattamente una ogni tre chilometri quadrati. Probabilmente i nuraghi, simbolo dell’Isola, erano il centro della vita sociale di una civiltà che fiorisce agli esordi dell’età del Bronzo (metà II millennio a.C.) e arriva sino a quella del Ferro (IX secolo a.C.) e che si distingue rispetto a tutte le culture del Mediterraneo. In alcune aree, come nella Valle dei Nuraghi (nel Logudoro) se ne trovano trenta a poche centinaia di metri l’uno dall’altro. Quello di Barumini, su Nuraxi, è stato proclamato patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

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Forme e colori nel romanico settentrionale

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Dicembre 6th, 2023


Forme e colori nel romanico settentrionale

Un suggestivo percorso alla scoperta dei più belli e significativi templi cristiani costruiti nella parte nord-occidentale della Sardegna tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo.

1 – Basilica della Santissima Trinità di Saccargia, Codrongianos

La bellezza della chiesa si manifesta totalmente nella spettacolare bicromia del paramento esterno, data dall’alternarsi di blocchi calcarei chiari e basaltici scuri. La chiesa, la più nota architettura romanica in Sardegna, è di proprietà dei monaci di Camaldoli fin dal 1112. All’interno presenta un pregevole e suggestivo affresco a decorazione nell’abside centrale.

2 – Santuario di Nostra Signora del Regno, Ardara

Alle pendici orientali del Montesanto, la chiesa si caratterizza per l’eleganza del basalto scuro con cui è costruita. In epoca giudicale vi prestavano giuramento i sovrani di Torres. La consacrazione dell’altare risale al 1107, come attestato da un’iscrizione del XIII secolo. La struttura dell’impianto è tipicamente romanica. All’interno va segnalato il celebre retablo Maggiore di Ardara, alto dodici metri, il più grande polittico del XVI-XVI secolo in Sardegna. Di grande interesse i pilastri cilindrici decorati con figure di apostoli e santi, risalenti all’inizio del XVII secolo.

3 – Sant’Antioco di Bisarcio, Ozieri

In campagna, nel territorio di Ozieri si erge la maestosa chiesa di sant’Antioco di Bisarcio, costruita in pietra vulcanica prima del 1090. L’originaria costruzione andò distrutta in un incendio a fine XI secolo, la riedificazione risale alla prima metà del XII. All’esterno, la suggestiva decorazione scultorea delle arcate al pianterreno del portico, coperto da volte a crociera, e l’abside con ornamenti a losanghe.

Sardegna Turismo
 
 
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Mercatini, presepi e delizie. Ecco il Natale in Sardegna

YiS Team: Alessandra Vigliotta


Martedì, Dicembre 5th, 2023


Mercatini, presepi e delizie. Ecco il Natale in Sardegna

Sfavillanti decorazioni artistiche, villaggi di bancarelle colorate, profumi e sapori di dolci tradizionali, classiche sinfonie natalizie. È l’avvolgente atmosfera che caratterizza tanti centri storici di città, paesi e borghi sardi a Natale. Casette artigianali, specialità gastronomiche, colori e melodie animano, nel Sulcis-Iglesiente, i mercatini di IglesiasDomusnovas e Masainas, il villaggio natalizio a Sant’Antioco e quello di Babbo Natale a Tratalias, nel quale le antiche case medievali diventano i laboratori degli elfi. Nell’Oristanese troverai eventi e mercatini a Uras, a Narbolia, a Terralba con la nona edizione de ‘Le vie del Natale’ e in piazza Othoca a Santa Giusta, animata dal ‘Natale in Laguna’. Mentre, a Oristano le casette di legno del mercatino sono ospitate in piazza Roma. Il clima natalizio nel Medio Campidano si respira a Senorbì, dove risplendono le decine di migliaia di luci della ‘casa di Natale’, a Guspini e a Serramanna, che ripropone le Passilladas de Paschixedda. Quasi omonimo l’evento di Esterzili, nella Barbagia di Seulo: Donus de Paschixedda è il tradizionale mercatino nel ‘paese dei presepi’. La neve contribuisce all’atmosfera in Barbagia, con appuntamenti a Dorgali, Nuoro Sarule.

 
 
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Usciamo a riveder le stelle

YiS Team: Alessandra Vigliotta


giovedì, Agosto 17th, 2023


Usciamo a riveder le stelle

Poche luci artificiali e aria pulita, il cielo sopra la Sardegna è al riparo da inquinamento ambientale e luminoso, libero di offrire il meglio di sé e mostrare, nel buio della notte, luna e costellazioni, pianeti e meteore. Sarà tempo di cieli notturni che non temeranno restrizioni, un immenso planetario dove stare a tu per tu con le prime stelle che appaiono al crepuscolo, solitarie e cariche di energia, o in compagnia delle ‘superlune’ al loro massimo perigeo, il punto più vicino alla Terra. Si potranno vedere costellazioni e galassie lontanissime e in ogni stagione ci saranno sciami di stelle cadenti, le più belle ad agosto, che regalano romantiche notti da passare con il naso all’insù. Chi non manca mai all’appuntamento è la via lattea, la puoi contemplare dai solitari osservatori a cielo aperto dell’Isola, è un fiume in piena di luce astrale che riempie il cuore dopo un buio inverno.

Nel mondo antico la stelle apparivano come potenti e primordiali manifestazioni del divino. Erano osservate con stupore dai popoli della preistoria che in Sardegna vivevano in simbiosi col cielo e costruirono, in armonia con il movimento degli astri, migliaia di monumenti megalitici: domus de Janasmenhirpozzi sacri, torri e sepolture nuragiche. Il ‘popolo delle stelle’ si muove verso questi stessi luoghi magnetici, nello zaino un telo mare per romantici bagni notturni, un sacco a pelo e un cannocchiale. All’imbrunire, in piccoli gruppi, si inoltrano lungo i sentieri per luoghi di rara e selvaggia bellezza, resi ancora più affascinanti dalla luce della sera, dal silenzio rotto solo dai suoni della natura e dai profumi di elicriso, mirto e timo, di notte più intensi. Durante il cammino possono incontrare un nuraghe, una tomba di Giganti, una chiesa romanica, un vecchio rifugio di pietra e canne usato dai pastori, scenografie stagliate sullo sfondo di cieli stellati che restano scolpite nella memoria e fissate nelle foto. A sera inoltrata arrivano a destinazione, tacchi, giare, altopiani, scogliere e promontori a picco sul mare sono gli straordinari osservatori di stelle offerti da Madre Natura.

Non solo a occhio nudo, per guardare il firmamento c’è un gigante tecnologico che domina la piana di San Basilio. È un sofisticatissimo radiotelescopio alto 70 metri e largo 64, ha perfomance strabilianti, capta suoni e luci da mondi lontanissimi. Soltanto scorgerlo dalla strada che gli passa accanto, incuriosisce e meraviglia. Potrai prenotare la tua visita accompagnato da ricercatori internazionali che vi operano. Se, invece, vorrai guardare il cielo delle occasioni speciali con strumenti più potenti dei tuoi occhi e dei cannocchiali, potrai prenotate una visita in uno dei due osservatori astronomici dell’Ogliastra, uno sui Tacchi di Ulassai, l’altro immerso nel bosco di Selene a Lanusei. O ancora, se sei curioso soltanto dell’Universo, potrai fare una divertente passeggiata astronomica al Planetario di Cagliari, primi passi per diventare, magari, un appassionato astrofilo.

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Il mondo nascosto delle grotte

YiS Team: Alessandra Vigliotta


giovedì, Agosto 17th, 2023


Il mondo nascosto delle grotte

Custodiscono capolavori della natura, celano segreti, conservano memoria di leggendari abitanti, tuttora ne ospitano qualcuno nei loro meandri, a volte parlano. Come sa Oche, ‘la voce’, il cui ululato risuona nella valle di Lanaitto a Oliena, generato da correnti d’aria mosse nella grotta ‘gemella’ su Bentu. A breve distanza risuonano le parole di Grazia Deledda, del suo romanzo ‘L’edera’ e dei racconti ottocenteschi, a metà tra realtà e leggenda, ambientati nella grotta Corbeddu. Era la dimora di un ‘bandito gentiluomo’, da cui prese nome e che la trasformò in un tribunale tutto suo. Da qui provengono alcuni dei più antichi resti umani mai rinvenuti in un’isola mediterranea. Anche Ispinigoli di Dorgali e la sua ‘colonna’ alta ben 38 metri sono circondate da storie originali. Chissà se la voragine che sprofonda per 60 metri alla base della grotta sia stata davvero teatro di sacrifici umani, tanto da meritarsi il nome di ‘abisso delle vergini’. Da queste parti il passaggio dai monti al mare è breve e si tingono di leggenda pure gli avvistamenti della foca monaca: se ancora frequenti o meno il golfo di Orosei è un mistero, sicuramente aveva casa a Cala Gonone, nelle grotte del Bue Marino, a lei intitolate. La ‘stanza delle spiagge’ era il rifugio sicuro per dare alla luce e svezzare i cuccioli. Anche le genti del Neolitico si riunivano qui, nelle stesse ‘sale’ a pelo d’acqua dove da decenni, ogni estate, vanno in scena i concerti di Cala Gonone Jazz.

Ulassai regna il silenzio nelle imponenti sale della spettacolare grotta su Marmuri, vero capolavoro della natura. In tema di meraviglie sotterranee, il Supramonte di Baunei non è da meno: è affacciata sul mare la grotta del Fico, dove ti danno il benvenuto all’ingresso una pianta di fico sospesa sulla parete a picco sul mare e le caprette che si inerpicano sulle rocce. Alle spalle di Cala Sisine, invece, i pastori locali scoprirono un’altra cavità che battezzarono, forse per gli scintillanti giochi di luce o per l’interminabile serie di sculture naturali, su meraculu, la grotta Miracolo. Sono invece opera dell’uomo, intrisi di mistero, i graffiti risalenti al Paleolitico della Grotta Verde, ad Alghero, in particolare la raffigurazione antropomorfa più antica scoperta in Sardegna. La cavità ‘fora’ le falesie di Capo Caccia, parte costiera del parco di Porto Conte, un luogo dove mitologia e mare si fondono: le grotte di Nettuno sono lì a mostrarlo e il suo incantevole laghetto non poteva sfuggire al regno del dio marino. Stessa sorte per i ‘giardini’ colorati di gorgonie e coralli della grotta di Nereo, nascosti decine di metri sott’acqua e composti da numerose incantevoli stanze sommerse, dedicate alle sue figlie, le Nereidi.

I resti di una strada romana sono prova che la valle di Fluminimaggiore dove sorge il tempio di Antas – prima punico, poi romano -, fosse in collegamento diretto con la ‘sala archeologica’ de su Mannau, non a caso nella stessa valle si trovano resti di necropoli preistoriche e nuragiche. Lungo la strada percorrerai millenni di storia sino a visitare la grotta, uno spettacolo della natura, tra laghetti di acqua limpidissima, stalattiti e stalagmiti di ogni tipo, dove le genti prenuragiche, illuminate dalla fioche lucerne ad olio, compivano i loro riti. Tante ‘fratture’ nella roccia nell’Isola furono teatro di culti, anche nelle campagne di Morgongiori, dove sul fondo di una fenditura si apre una spettacolare scalinata scolpita nel basalto dai nuragici, con uno specchio d’acqua alla base. Il nome rimanda alla funzione rituale: sa Scab’e Cresia, la scala della chiesa. Le cavità rocciose erano anche il regno delle Janas, un po’ fate un po’ streghe. Le loro domus, dove si dedicavano alle faccende domestiche, specie tessere al telaio, sono disseminate in tutta l’Isola. Tre di loro scelsero di abitare tra i paesaggi incantati di Sadali, in una grotta che da loro prende nome, is Janas. Sono sempre lì, pietrificate per castigo divino, tre imponenti stalagmiti insieme a colonne, drappeggi, statue, che sembrano arredi e utensili da cucina, sotto un tetto di bianche stalattiti.

Anche dentro is Zuddas il bianco è il tratto inconfondibile: le eccentriche si diramano in ogni direzione come candidi filamenti, ricamando le pareti della sala principale, assieme a ‘cannule’ e ‘fiori di roccia’. Siamo a Santadi, nel Sulcis-Iglesiente, terra dell’epopea mineraria, dove è facile imbattersi in grotte spettacolari e nelle loro particolarità. A Domusnovas, tra i boschi fiabeschi del Marganai si apre l’antrogalleria di San Giovanni: è la grotta ‘carrozzabile’ più lunga al mondo e deve il nome al fatto che nel Medioevo ospitasse una cappella dedicata al santo. Accenti spirituali riguardano un’altra grotta vicina, a pochi passi da Iglesias: nel 1952 alcuni minatori, scavando una galleria, si trovarono al cospetto di una visione celestiale, tanto da associare l’antro a una cattedrale e dedicarlo alla loro santa protettrice, Santa Barbara. È la grotta più antica d’Italia, con pareti ricoperte da rari cristalli di barite. Il percorso per accedervi si snoda nella parte di miniera dove avvenne lo scavo: prima un tratto in trenino, poi l’ascensore, infine una scala a chiocciola. Nessun intervento ‘artificiale’ nella grotta, intatta e protetta, è un’opera d’arte da preservare con cura.

Sardegna Turismo
 
 
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Estate 2023, a suon di musica

YiS Team: Alessandra Vigliotta


mercoledì, Agosto 16th, 2023


Estate 2023, a suon di musica

Artisti di valore internazionale e musicisti di avanguardie, sperimentazione e raffinata ricerca, esplorazioni di nuovi suoni e travasi tra generi e arti. Concerti e jam session sino a settembre, in luoghi di “interminati spazi e sovrumani silenzi” che apparentemente non hanno a che fare con i teatri. Ma solo sino a sera, quando la buona musica si impadronisce dei palcoscenici infiniti della natura e della storia. Cale protette da graniti rosa e dal porfido rosso, incantevoli grotte marine dall’acustica perfetta, spiagge a forma di anfiteatro, distese di campagna tra ulivi millenari e vigne di vermentino, piazze storiche e lungomari di borghi e città, muse e luoghi della memoria, ai piedi di nuraghi e in antiche città puniche.

Il mare è sempre più blu

YiS Team: Alessandra Vigliotta


Martedì, Agosto 8th, 2023


Il mare è sempre più blu

Tanti angoli di paradiso, selvaggi e meno accessibili, sono fuori classifica, non certo per la sconfinata bellezza, ma perché non possono garantire, per loro stessa natura, i requisiti e i servizi richiesti dalla Foundation for Environmental Education. La Sardegna delle Bandiere Blu è immancabilmente, indiscutibilmente, simbolo di mare limpido e cristallino, la meta estiva in cima ai desideri di tutti, ma rivolge lo sguardo soprattutto a sostenibilità e tutela ambientale, a servizi e sicurezza, a educazione e informazione sul rispetto di coste per lunghi tratti incontaminate. Il riconoscimento della Fee, risultato di una selezione che segue un rigidissimo disciplinare, è stato assegnato a 45 spiagge, distribuite in 15 Comuni sardi. Ed è un premio alla cura di tutto il litorale isolano. Da nord a sud: da Trinità d’Agultu – Vignola, con Cala Sarraina, La Marinedda Spiaggia Lunga, ‘perle’ della borgata marinara dell’Isola Rossa, a Quartu Sant’Elena conferma per Mari Pintau, ‘il mare dipinto’, nome che è preludio allo spettacolo che offre. Da est a ovest: dalla celebre Torre di Barì e le meno conosciute Bucca ‘e Strumpu e Sa Marina Barì Sardo all’ampia e accogliente Torregrande di Oristano.

Tante delle spiagge che si fregiano del vessillo sono nel nord Sardegna. A cominciare dall’estremo capo settentrionale, dove spicca un tratto di mare ‘da copertina’, il lunghissimo litorale del borgo di Santa Teresa Gallura, che vanta cinque spiagge premiate da anni e anni: il ‘gioiello cittadino’ Rena Bianca, tre spiagge di Capo Testa – Rena Ponente, sul ‘collo’ occidentale del promontorio, La Taltana e la bellissima Zia Culumba -, e la Conca Verde. Proseguendo verso nord-est, ecco le due Bandiere Blu di un’altra famosa località turistica: Palau. Sono issate all’Isolotto e a Palau Vecchio, accanto al paese, dove c’è la stazione del Trenino Verde. Di fronte si staglia il parco nazionale dell’arcipelago Maddalena, paradiso della sostenibilità ambientale e delle biodiversità. Nelle due isole maggiori dell’arcipelago, otto stupendi lidi hanno ricevuto l’imprimatur Fee: Bassa TrinitàMonti d’à RenaCala LungaPunta Tegge Cala Spalmatore a La Maddalena, la spiaggia dei Due Mari e la spiaggia del Relitto a Caprera. Rispetto al 2022 si confermano sia Aglientu, con Rena Majore, Lu Chiscinagghjua e la spiaggia di Vignola Mare, che Budoni con la sua meravigliosa baia.

Due selezioni consentono l’ottenimento della Bandiera Blu: prima giudica una giuria internazionale, poi un comitato nazionale, composto da ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali e Turismo, capitanerie di porto, Ispra, Anci e istituti competenti. Quattro anni di analisi e comparazioni che precedono il momento della scelta. Non definitiva: la conquista del riconoscimento è faticosa, il mantenimento nel tempo è ancora più difficile. Oltre che in Gallura, anche in Anglona, lungo il golfo dell’Asinara, ci sono riusciti. A ovest della Costa Paradiso, si distende il magnifico litorale di Badesi, che si fregia della Bandiera blu 2023 in quattro tratti: a Li MindiLi Junchi, Lu Poltu Biancu e a Baia delle Mimose, nel punto detto Pirotto Li Frati. Procedendo verso occidente, ecco uno dei borghi più belli d’Italia, Castelsardo: qua l’ambito vessillo è issato nei lidi di Stella Maris e Ampurias, nella frazione di Lu Bagnu. Nel Sassarese si confermano simboli di tutela e qualità ambientale due punti della Marina di Sorso e la contigua rotonda di Platamona, mentre sul versante nord-occidentale del territorio di SassariPorto Palmas, vicino all’Argentiera, e Porto Ferro, paradiso dei surfisti e meta ‘ufficiale’ per naturisti.

Per la Fee la valutazione della qualità delle acque, monitorata costantemente, è molto stringente. Una volta valutata la salute del mare entrano in gioco i controlli su depurazione, raccolta differenziata, presenza di aree verdi e dedicate ai pedoni, piste ciclabili e arredo urbano, nonché i servizi per l’accessibilità. Le caratteristiche sono pienamente soddisfatte nei mari del sud Sardegna, a iniziare da Sant’Antioco, nel profondo sud-ovest, grazie alle bellissime Maladroxia e Coaquaddus. E poi nel golfo degli Angeli, in particolare nel litorale di Quartu, grazie a Mari Pintau. A est, in Ogliastra, protagonista assoluto del ‘mare blu’ è Tortolì. Ben sette i tratti costieri premiati: la bella Porto Frailis, la spiaggia Ponente (nota “La Capannina”), due tratti dell’immenso Lido di Orrì, compresa la spiaggia del Golfetto (nota anche Cala Ginepro), Foxilioni, San Gimiliano, infine l’inimitabile Cea, al confine col territorio di Barì Sardo, dove la bandiera blu sventola in tre punti contigui, Bucca ‘e Strumpu – Torre di Barì – Sa Marina.

Sardegna Turismo
 
 
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I borghi dello spirito!

YiS Team: Annalisa Bucci


venerdì, Luglio 14th, 2023


I borghi dello spirito!

Lasciati alle spalle colori, profumi e suoni del mare e immergiti in otto suggestivi centri legati a figure di santi e beati: sono le destinazioni di pellegrinaggio della Sardegna, oasi di ospitalità, silenzio e meditazione.

Un invito al raccoglimento e alla contemplazione in luoghi ideali per una rigenerazione fisica e mentale, luoghi dove l’accoglienza è considerata sacra. Otto centri ‘vocati’ che emanano un profondo senso di spiritualità, intrisi di devozione religiosa, dove sono nate e vissute figure spirituali di rilievo. Ciascuno con proprie peculiarità naturalistiche e storico-culturali, meta di viaggiatori consapevoli di vivere esperienze intime che lasceranno un segno. Ogni borgo offre emozioni sempre diverse ma con denominatori comuni: paesaggi incantevoli, tradizioni secolari, capolavori artistici, monumenti archeologici, eccellenze artigianali e piatti tipici.

1. Borutta

Parte integrante del network dei Borghi autentici d’Italia, la sua storia è legata a doppio filo con lo scomparso villaggio di Sorres, devastato da un’incursione aragonese. L’unica testimonianza superstite è la maestosa chiesa di San Pietro, un tempo cattedrale, tra i più celebri santuari romanici della Sardegna. Oggi è gestita da una comunità di monaci benedettini assieme al monastero adiacente. La foresteria ospita il museo della cattedrale, che racconta il passato del territorio di Borutta a partire dal Neolitico, periodo al quale risalgono le tracce rinvenute nella grotta Ulari. Tra i viottoli del centro storico e le case decorate dai murales si respirano le tradizioni del borgo, culminanti il 29 giugno nell’attesissima festa di san Pietro.

2. Luogosanto

Il nome è di per se stesso evocativo. Luogosanto, fondato dai padri francescani, è centro di devozione per eccellenza. È un borgo abbarbicato sui rilievi granitici della Gallura più profonda, dove si respira fraterna spiritualità, celebre per il privilegio della porta santa, riconoscimento insignito dal Vaticano alla sua monumentale e austera basilica, all’interno della quale è custodita la statura della Regina di Gallura. Attorno al centro abitato, immersi nel verde mediterraneo, ben 22 suggestivi luoghi di contemplazione, chiesette campestri o eremi scolpiti nel granito: il più antico e visitato è l’Eremo di san Trano, luogo ideale per ritrovare se stessi.

3. Galtellì

Case di pietra, viuzze lastricate, cinque chiese in un chilometro quadrato, un parco dedicato a Grazia Deledda, una comunità straordinariamente devota. Galtellì è un originale borgo della Baronìa, un tempo sede di diocesi, meta di pellegrinaggio per il santissimo Crocefisso, custodito dentro la chiesa di santa Croce, al quale sono attribuiti miracoli risalenti al 1611. In suo onore si celebrano processioni e riti accompagnati da sos gozzos, antichi canti liturgici. Dentro il cimitero sorge l’ex cattedrale di san Pietro, che custodisce un ciclo di affreschi del XIII secolo con vicende di Vecchio e Nuovo Testamento. A sorvegliare dall’alto il paese si eleva il Tuttavista, sulla cui cima è issato un Cristo, anch’esso meta dei fedeli lungo un suggestivo cammino sulle pendici del monte.

4. Dorgali

È una delle località turistiche più celebri del Nuorese e di tutta la Sardegna. Bellezze naturali ed eredità archeologiche fanno di Dorgali una meta turistica molto ambita e apprezzata. Non solo, il paese è anche rinomato centro culturale, legatissimo alle tradizioni della civiltà agropastorale di un tempo e a celebrazioni e riti sacri, nonché paese natale della beata suor Maria Gabriella Sagheddu. La ‘sorella’ è figura di riferimento del cattolicesimo, in quanto icona ecumenica internazionale e promotrice del dialogo interreligioso. La devozione per la beata convive magicamente in un territorio denso di attrazioni culturali e naturalistiche, specie attorno alla borgata sul mare di Cala Gonone: dalle grotte del Bue marino a Cala Luna.

5. Orgosolo

Dalla costa di Cala Gonone al cuore della Barbagia di Nuoro, per scoprire un paesino insolito, intriso di storia, cultura e spiritualità. È Orgosolo, il borgo dei murales, caratterizzato anche da eccellenze naturalistiche mozzafiato, come il canyon su Gorropu o la gola su Suercone. Qui, nel 1919, nacque la giovane martire beata Antonia Mesina, che a 16 anni difese fino alla morte la propria castità. Le sue spoglie sono custodite nella parrocchiale, intitolata al santissimo Salvatore. Dalla cripta la tomba della beata ricorda ai fedeli la caparbia resistenza alla malvagità dell’uomo, mentre dai muri affrescati delle case del borgo trasudano potenti messaggi universali di pace, fratellanza e lotta alle ingiustizie sociali.

6. Laconi

Un suggestivo paese del Sarcidano, immerso tra verde e testimonianze preistoriche. Bandiera Arancione dal 2005, Laconi è da sempre centro legato ai padri francescani. La sua fama originaria risale a sant’Ignazio, figura di rilievo della Chiesa sarda, nonché primo santo isolano (XVIII secolo). La devozione nei suoi confronti attira qui migliaia di pellegrini ogni anno. Tra le viuzze si snoda un percorso di fede in dieci tappe, compresa casa natale del santo. È un cammino di rigenerazione spirituale, grazie ai messaggi di semplicità del santo, che seguì in tutto la regola francescana. L’immagine classica è di umile fraticello, curvo, assorto in preghiera, che non negava aiuto a nessuno. La visita prosegue nel Menhir museum e nel bel parco Aymerich, dove risiedono i resti di un antico castello.

7. Gesturi

Dal Sarcidano alla Marmilla: ecco Gesturi, centro di meditazione dove nacque il beato fra’ Nicola, attorno al quale persiste un alone di venerazione ‘prodigiosa’. Umile questuante, vissuto tra 1882 e 1958, è stato beatificato nel 1999 da Giovanni Paolo II. Tuttora è molto amato dai fedeli che ne riconoscono bontà e capacità taumaturgiche. Dalla sua modesta casa inizia un itinerario lungo vie strette e case campidanesi, antiche chiese e santuari campestri. Fa da sfondo al richiamo alla meditazione l’oasi della Giara (sa Jara manna): è un altopiano fermo nel tempo, un ‘museo naturale’ denso di specie botaniche e fauna caratteristica, dove l’uomo ha lasciato abbondanti tracce, tra cui il ‘padre di tutti i nuraghi’, il Bruncu Madugui.

8. Sant’Antioco

Un affascinante borgo sul mare. Sant’Antioco è oggi una rinomata località turistica, ma alle spalle ha vicende plurimillenarie, intrise di pathos e devozione. In origine era Sulki, florida colonia prima punica, poi romana. Qui, agli albori del Cristianesimo, visse e predicò Antioco, esule mauritano, vissuto tra fine I e inizio II secolo, perseguitato e martirizzato dall’imperatore Adriano perché professava il nuovo credo. Il luogo del martirio divenne meta dei primi pellegrini, molti dei quali vollero essere sepolti attorno alla sua tomba. Il cimitero catacombale è oggi ‘cuore’ della basilica di sant’Antioco, cattedrale della diocesi di Sulcis dal V secolo a inizio XIII. Il santo patrono dell’Isola è celebrato sin dal 1360: è la festa più antica dell’Isola, forse d’Europa.

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